VENETO

Intervenire sulle famiglie

Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione

Una legge che istituisce la figura del Garante dei minori – definito dal testo “pubblico tutore” – esiste nel Veneto dal 1988 (legge regionale n. 42 del 9 agosto 1988). La sua piena applicazione è però cosa recente: solo da pochi anni, infatti, il pubblico tutore è una figura pienamente riconosciuta da istituzioni e operatori del territorio, pubblici e privati, principalmente per l’attività di formazione. Attualmente il ruolo è rivestito da Lucio Strumendo, il cui ufficio si trova a Mestre. In collaborazione con il Laboratorio veneto sulla comunicazione dell’infanzia e dei minori e l’Ordine dei giornalisti, ha attivato il sito www.informaminori.it.Per la formazione. Che il pubblico tutore – o garante – dei minori sia divenuta una figura di primo piano nel Veneto lo confermano gli operatori del settore. “Ritengo sarebbe meglio definirlo un garante – spiega don Giuseppe Gobbo, coordinatore del Gruppo minori del Cnca del Veneto e fondatore della comunità ‘Primavera nuova’ di Calvene, in provincia di Vicenza – perché rappresenta un’importante garanzia per la salute psichica e fisica dei minori. In teoria, di tutti i minori, anche se in realtà si occupa per lo più di quelli allontanati dal nucleo familiare a seguito di un provvedimento”.Il principale rapporto degli operatori con il tutore è, però, nel campo della formazione: “E’ una delle priorità che l’Ufficio si è data: formare chi è impegnato nel settore, sia esso una figura pubblica, come un’assistente sociale, o un operatore privato. C’è anche un’importante attività di sensibilizzazione nella scuola, nello sport e anche con il mondo della comunicazione”. Il tutore, però, spesso interviene anche per garantire l’attuazione dei diritti dei minori: promuove istruttorie e convoca le parti, si fa intermediario. “Questo è importante, è una garanzia per questi ragazzi per i quali, spesso, non si spende nessuno”. Quali indicazioni di lavoro darebbe, don Gobbo, alle istituzioni? “Ci stanno a cuore due questioni: ridurre i tempi in cui i minori stanno fuori casa, e intervenire sulle famiglie, perché non ha senso tutelare il minore e lasciare la famiglia a se stessa! Se si modificano le condizioni familiari, il minore può ritornarvi prima: le due cose sono collegate”.Le buone prassi. Simile, in tema di pubblico tutore dei minori, è il pensiero di Paolo Berti, psicologo e referente dell’area minori del Villaggio S. Antonio, che in passato era un orfanotrofio ma ora è sede di un centro diurno per pre-adolescenti e adolescenti, inviati dalle famiglie e dai servizi sociali, e di due comunità residenziali. Il Villaggio promuove e sostiene inoltre una rete di famiglie affidatarie. “Il pubblico tutore lavora soprattutto sulle buone prassi e indica le linee guida: la sua presenza è sempre una garanzia che i processi in atto rispondano ai diritti dei minori. Ma ritengo importante anche l’avvio dei percorsi di formazione delle figure dei ‘tutori’, ovvero i singoli cittadini incaricati della tutela dei ragazzi, che prima era svolta per lo più dai sindaci”.Quanto agli interventi di “mediazione”? “E’ un caso più raro, ma anche a noi è capitato di doverci rivolgere al pubblico tutore per fare rispettare alcuni diritti. Recente è il caso di una scuola che non voleva accettare un ragazzo: a seguito dell’intervento del tutore, il minore è stato accolto. E’ fondamentale poter lavorare in questo modo, senza dover ricorrere, ad esempio, all’avvocatura privata”. Si potrebbe fare di più? “Forse, ma è un campo nuovo, inesplorato, che grazie anche all’attuale pubblico tutore sta assumendo solo ora la sua fisionomia”.SCHEDAAl 31 dicembre 2004, i minori che vivevano al di fuori della propria famiglia nel Veneto erano 2.506. I minori stranieri sono un terzo dei minori affidati (31 %). In Regione negli ultimi anni si è sviluppato molto l’affido familiare: ben 1060 erano i minori affidati, per via giudiziale o consensuale, ad altre famiglie. Gli altri 1446 ragazzi erano invece ospiti di una delle 273 strutture residenziali, per la quasi totalità piccole comunità o case famiglia, mentre sono praticamente scomparsi gli istituti.Il pubblico tutore è nominato dal Consiglio regionale e gode di piena indipendenza nello svolgimento delle sue funzioni, che sono in sintesi le seguenti: reperire, selezionare e preparare persone disponibili a svolgere attività di tutela e dare loro consulenza; vigilare “sull’assistenza prestata ai minori ricoverati in istituti educativo-assistenziali, in strutture residenziali o comunque in ambienti esterni alla propria famiglia”; promuovere, in collaborazione con gli enti locali, iniziative “per la prevenzione e il trattamento dell’abuso e del disadattamento” e “per la diffusione di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza che rispetti i diritti dei minori”. Il pubblico minore può anche segnalare, a chi di competenza, situazioni che richiedono interventi immediati o fattori di rischio o danno con cui i minori sono a contatto. Infine, può essere richiesto di esprimere pareri su atti e normative regionali.a cura di Emanuele Cenghiaro(10 novembre 2006)