VENETO
Obiettivo previsto da una nuova legge in attesa di approvazione
È ormai avanzato, in Veneto, l’iter di una proposta per una nuova legge regionale sul mondo giovanile, che andrebbe a sostituire la n. 29 del 1988. Il titolo è significativo, “Promozione del protagonismo giovanile e della partecipazione alla vita sociale”: indica un salto di qualità, in linea con le direttive europee, rispetto alla precedente normativa, rivolta più al monitoraggio del mondo giovanile. Lo scopo è quindi di coinvolgere i giovani nelle politiche, e non considerarli solo “oggetto” di interventi: il testo li riconosce “come una risorsa positiva della comunità”, riconosce il loro “protagonismo progettuale e creativo” e “garantisce e promuove i diritti di cittadinanza (…) mediante la autonoma partecipazione alle espressioni della società civile e alle istituzioni regionali”.Tra i 16 articoli di cui si compone la proposta di legge, che ora è all’esame della V Commissione regionale Sanità e Sociale, ce n’è uno il decimo che offre già un esempio di percorso partecipativo. Se approvato istituirà, infatti, un nuovo organismo consultivo, definito “Forum regionale dei giovani”, col compito di dare pareri sulle politiche regionali che interessano i giovani e con possibilità di formulare progetti e proposte. Senza attendere l’approvazione della legge, il “Gruppo regionale di rappresentanza giovanile” (Grrg), un gruppo di giovani che dal 2005 si riunisce periodicamente, avvalendosi del supporto dell’Osservatorio regionale sulla condizione giovanile, ha predisposto una bozza di regolamento per definire la composizione e il funzionamento del Forum.La sua proposta è originale: ogni provincia sarebbe rappresentata da 10 giovani dai 15 ai 30 anni, di cui metà estratti a sorte dagli elenchi anagrafici, e l’altra metà dagli elenchi delle autocandidature o da consulte locali o studentesche. Il meccanismo è da affinare, tanto che i giovani stessi hanno previsto un periodo sperimentale di un anno, ma è interessante il fattore casualità per sottolineare, e garantire, che i componenti estratti non si sentano rappresentanti di se stessi o di organizzazioni, ma portatori delle istanze di tutti i giovani. Allo stesso modo, questa auspicata assunzione di responsabilità è alla base di un’altra scelta, quella di non mettere quote in base al sesso o all’occupazione (studenti/lavoratori).Presente e futuro. “Troppo spesso parliamo di giovani dicendo che sono il futuro, ma ci dimentichiamo che sono anche un presente”, spiega don Fabio Soldan, responsabile del Servizio della pastorale giovanile della diocesi di Vittorio Veneto. Ci si lamenta che i giovani non sono presenti, non si assumono responsabilità: ma è proprio così? “Al di là della precarietà in cui la società li chiama a vivere continua don Soldan – io noto che dove vengono realmente coinvolti diventano protagonisti attivi e responsabili. Spesso, però, si pretende che siano solo esecutori di quanto deciso dagli adulti: allora è vero che i giovani non partecipano, li vediamo invece creare nuove realtà, nuove associazioni, magari facendo le stesse cose che altri già fanno. Ecco perché è interessante l’idea di partecipazione lanciata per il Forum”.In un momento di crisi della fede, come giudica la Chiesa uno strumento istituzionale come quello proposto, in cui i giovani si confronteranno anche su temi scottanti? “La chiesa non ha paura del confronto con chi la pensa diversamente, che non viene visto come un annacquare la propria fede. La “missione”, oggi, richiede di stare nella società così come Cristo era dentro quella del suo tempo. Il consiglio ai giovani, di fronte a fatti come quelli recenti che hanno scosso le coscienze della gente, è di non perdersi sui casi particolari, ma di aprire la prospettiva al contesto generale, ai valori cui tutti facciamo riferimento, consapevoli che poi ogni persona maturerà la propria personale coscienza”.Cogliere le occasioni. La presenza anche di giovani cattolici al Grrg è significativa: la stessa coordinatrice, Elena Savio, è anche responsabile dei giovani di Azione Cattolica del vicariato padovano di Torre. “Partecipo agli incontri a livello personale, come tutti gli altri, non come rappresentante dell’associazione spiega ma non posso non notare come le istituzioni offrano opportunità che i gruppi ecclesiali spesso non colgono. Anche a livello pratico: come Ac, ad esempio, non possiamo iscriverci ai registri regionali perché difettiamo di un requisito statutario, la democraticità, e quindi non riusciamo ad accedere ai finanziamenti. Ritengo inoltre importante cogliere le occasioni di dialogo come queste”.”Una consulta dei giovani non deve essere condizionata dalle appartenenze sottolinea anche ANNA ROBERTA CAVAZZA, studente di giurisprudenza, vicentina, che da un anno partecipa ai lavori del Grrg perché nel momento in cui vi partecipiamo siamo rappresentanti anche degli altri giovani, non di organizzazioni o di partiti. Per questo si è proposto un Forum che non prevede elezioni. Questo è stato sicuramente uno degli argomenti più dibattuti, così come l’idea dell’estrazione a sorte: alcuni erano contrari, ma ci è sembrato in questo modo di poter garantire una maggiore democraticità, anche se siamo consapevoli che è un percorso fuori dai canoni consueti”.a cura di Emanuele Cenghiaro(25 gennaio 2007)