VENETO

Manca un po’ di futuro

Dopo 11 anni approvata la revisione dello Statuto

Attesa da 11 anni, a gennaio è stata approvata la revisione dello Statuto della Regione Veneto, datato 1971, che per la definitiva promulgazione deve ora attendere i tempi previsti per un’eventuale impugnativa del governo o di eventuali referendum. I primi articoli illustrano i principi su cui la Regione si fonda, in armonia con la Costituzione della Repubblica italiana e l’ordinamento dell’Unione europea. "Il Veneto è costituito dal popolo veneto e dai territori delle province" è la formulazione dell’art. 1, dove "popolo" sostituisce la "comunità della popolazione" dello Statuto del 1971. All’art. 2 si afferma poi che "la Regione salvaguarda e promuove l’identità storica del popolo e della civiltà veneta" e riconosce e tutela le minoranze. L’articolo 5 richiama i principi fondamentali sanciti dal diritto internazionale. I successivi commi sottolineano l’importanza del principio di sussidiarietà e del volontariato. Il comma 5 richiama i principi di civiltà cristiana e le tradizioni di laicità e libertà di scienza e pensiero come basi fondanti dell’azione della Regione, ispirata ai principi di eguaglianza e solidarietà nei confronti "di ogni persona di qualunque provenienza, cultura e religione" e per "la realizzazione di una comunità accogliente e solidale". Grande attenzione è posta al diritto alla vita e al "ruolo sociale" della famiglia (art. 6), ma la Regione valorizza anche "l’imprenditorialità e l’iniziativa economica individuale e collettiva".Punto di partenza. "Il nuovo Statuto della Regione Veneto, definendo le responsabilità degli organi e delle istituzioni, è un passo importante, un punto di arrivo ma anche di partenza. La sua approvazione mette fine a una lunga discussione e abilita gli enti a dare risposte concrete a bisogni del territorio, delle persone come delle famiglie". Lo afferma Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Emanuela Zancan, Centro studi e ricerca sociale di Padova. "Di questo Statuto – continua Vecchiato – possiamo dare una duplice lettura. Ha radici fondate sulla Costituzione italiana, quindi sui diritti costituzionali, ma è influenzato dal dibattito sulle prerogative del ‘popolo’ veneto, qui definito come entità. Si tratta di vedere se le persone sono disposte a sentirsi parte di questa entità in un mondo di cittadinanza umana universale, che va oltre i confini degli Stati. Questa duplicità guarda al passato e al presente, ma non abbastanza al futuro". Vecchiato sottolinea come "nel nuovo Statuto siano bene elencati i diritti umani fondamentali e le prerogative e i compiti delle istituzioni. Mi sarei aspettato una maggiore forzatura sui doveri: invece ci viene consegnata una comunità regionale con individui impegnati a riscuotere i propri diritti ma non incentivati a diventare persone, responsabili degli altri oltre che di se stessi, a dare in termini di reciprocità e di dono, di fratellanza umana. È un limite che si può e si dovrà colmare con future scelte politiche". "Servirebbe maggiore coraggio – conclude Vecchiato – anche in tema di gestione unitaria dei beni comuni. Si prevedono livelli minimi regionali di ‘efficienza’, ma non di ‘efficacia’, nelle funzioni amministrative. È, insomma, un approccio riduttivo. L’efficacia è quello che le famiglie si aspettano per una vita migliore".Più centralità alla famiglia. "L’articolo 5 del nuovo Statuto – afferma mons. Fabio Longoni, delegato patriarcale per i problemi sociali e il lavoro, giustizia e pace della diocesi di Venezia – mette in luce l’importanza della religione, che qui nel Veneto è religione di popolo, come aspetto fondante di questa società, non ancora del tutto secolarizzata. Certamente è in crescita la volontà che la Chiesa s’interessi meno degli ambiti sociopolitici ed economici ma essa è al contempo sentita come parte della realtà veneta. Lo Statuto sembra accogliere e rispecchiare questo stato di fatto, senza sminuire la necessaria laicità e libertà che la stessa visione cristiana ha permesso e di cui è fondamento, come il Papa ha più volte sottolineato". Mons. Longoni sottolinea poi i passi dello Statuto che parlano del diritto alla vita e della famiglia. "Credo che si sarebbe dovuto sottolineare maggiormente la centralità della famiglia a livello di soggetto sociale e non solo morale. Il riconoscimento di primo nucleo costitutivo della società apre tuttavia alle realtà dei cosiddetti corpi intermedi, come le associazioni del territorio, il volontariato ma anche l’impresa, che qui nel Veneto nasce dal basso. La società veneta è fatta di questi corpi intermedi, assi portanti dell’aspetto sociale, ed è fondamentale riconoscerne l’autonomia e valorizzarne la sussidiarietà". Per mons. Longoni, "dovrà essere oggetto di sviluppo futuro invece l’articolo 9, in cui si parla di partecipazione. Non si fa cenno a forme di democrazia deliberativa che mettano assieme i cittadini per farli partecipi delle decisioni politiche. Limitarsi a rendere effettiva la partecipazione solo attraverso una corretta informazione è cosa riduttiva: bisogna dire come si vuole rendere effettivo questo diritto, perché la distanza tra cittadini e istituzioni va colmata".a cura di Emanuele Cenghiaro(03 febbraio 2012)