VENETO
Meno consiglieri e tetto ai mandati, che scatterà però nel 2025
La Regione Veneto andrà alle urne con una nuova legge elettorale. È stata promulgata il 27 gennaio la normativa che rinnova le modalità delle elezioni amministrative regionali per il Veneto e introduce nuove regole per l’elezione del presidente della Regione e il rinnovo del Consiglio regionale. Visto che il Veneto è tra le Regioni chiamate proprio nel 2015 a rinnovare le proprie cariche amministrative, sarà proprio con questa nuova legge che i cittadini si recheranno alle urne. Le novità. Innanzitutto, un “dimagrimento” di quasi il 20% dei consiglieri, che passano da 60 a 49, cui si aggiungono il presidente eletto e il primo dei candidati sconfitti. Viene poi introdotto il limite di due soli mandati tanto per il presidente che per gli assessori (non per i consiglieri). Quanto alle modalità di voto, i cittadini potranno scegliere indicando sia i candidati presidenti sia i propri rappresentanti in Consiglio regionale; sarà possibile esprimere un voto disgiunto, ovvero scegliere un candidato presidente e, contestualmente, una lista che non sia a esso collegata. Altra importante possibilità è quella di poter esprimere un voto di preferenza. Il dibattito sul “genere” ha portato a optare per un compromesso: le liste dovranno essere composte in misura eguale da candidati tanto di sesso maschile che femminile, alternati tra loro, ma non vi è un minimo obbligatorio di eletti per genere. Infine, a livello provinciale, le liste di ogni partito saranno composte da un numero di candidati pari ai consiglieri da eleggere in ogni circoscrizione (con un correttivo per le province di Belluno e Rovigo, meno popolose), mentre la soglia di sbarramento è bassa, essendo ammesse al riparto dei seggi sia le coalizioni che otterranno il 5% dei voti di coalizione sia quelle composte da almeno un partito (gruppo di liste presentate in più province con lo stesso simbolo) che hanno ottenuto il 3% dei voti di lista. Problema culturale. “Ci sono due questioni che emergono in questa legge. La prima: si prevede la non eleggibilità di coloro che hanno già svolto due mandati. La cosa però avrà effetto dopo due mandati a partire dall’approvazione della legge stessa e quindi nel 2025. È già un passo in avanti, ma l’effetto non è immediato”, commenta don Stefano Origano, direttore della Sfisp, la Scuola di formazione all’impegno sociale e politico della diocesi di Verona. In secondo luogo, continua don Origano, “non è stata approvata la proposta della doppia preferenza (preferenza di genere). Questo è il tema che ha sollevato più discussioni. Ci si chiede come si possa garantire oggettivamente pari opportunità per uomini e donne nell’accesso alla politica e cioè se si debba intervenire all’inizio garantendo a uomini e donne di partire alla pari; se si debba intervenire alla fine stabilendo delle ‘quote rosa’; se infine si debba intervenire su entrambi i livelli”. Qui, per il sacerdote, “emerge la difficoltà di tipo culturale, ma anche di tipo sociale: ci sono delle attenzioni perché le donne (che spesso sono anche spose e madri oltre che lavoratrici) possano realmente avere il tempo per impegnarsi e dare il loro prezioso contributo al bene comune? Evidentemente una legge elettorale da sola fa fatica a mettere insieme questi elementi”. Non produrrà un risparmio reale. “Mi sembra che il punto più importante della nuova legge elettorale del Veneto sia certamente l’abolizione del ‘listino bloccato’, che dal 1995 è collegato al candidato presidente. Per il resto il dimagrimento dell’Assemblea legislativa si colloca sulla scia della riduzione dei costi della politica”, spiega Marco Ferrero, vicepresidente delle Acli Veneto. “Tuttavia, non è certo con la riduzione del numero dei consiglieri – continua Ferrero – che si produce un risparmio reale. Piuttosto andrebbero adeguati per legge i compensi dei consiglieri regionali italiani alla media dei loro omologhi europei. Invece la riduzione del numero di consiglieri in una Regione popolosa e complessa come il Veneto rischia di incidere ancora più fortemente, in maniera negativa, sulla distanza tra eletti ed elettori”.Emanuele Cenghiaro(13 febbraio 2015)