REPORTAGE DAL BANGLADESH
Vivono tutti in alloggi di fortuna, a pochi metri dal fiume o dal mare. Gli uomini lavorano a giornata nei campi o guidano risciò e barche. Le donne portano cesti di argilla sulla testa, per poi riversarla ai lati scoscesi delle strade di terra. I resti di case in lamiera e gli alberi divelti giacciono abbandonati lungo le strade o i fiumi. Le cifre ufficiali confermano oggi 3.300 morti e 863 scomparsi (ma potrebbero essere molti di più perché tanti, soprattutto i bambini, non hanno documenti). Almeno 2 milioni i senza tetto; in totale, più di 8 milioni e mezzo di persone in 30 distretti del Paese sono stati coinvolti, riportando danni fisici o materiali. È il bilancio del ciclone Sidr, che il 15 novembre scorso ha spazzato via dalle coste del Bangladesh, con raffiche di vento a 220/240 km orari, tutto ciò che trovava sul suo percorso: uomini, case, animali, alberi. Una sciagura non inconsueta in un Paese che si trova in una posizione geografica scomodissima, interamente sui fiumi qui è il delta del Gange che si incontra con il Brahmaputra -, all’incrocio tra le correnti del Golfo del Bengala e i venti freddi dall’Himalaya.A distanza di un mese il governo ha decretato la fine degli aiuti d’emergenza, cantando vittoria per come, insieme alle Ong e agli aiuti dei governi stranieri, è riuscito a gestire la situazione, tenuta sotto controllo senza rischio di epidemie come era stato invece preannunciato. E al termine di una missione di valutazione in loco, insieme ad alcuni media cattolici, Caritas italiana ha deciso di stanziare altri 200mila euro, che si sommano ai primi 200mila euro già destinati all’emergenza. La cifra rientra nei 4 milioni e 100mila euro arrivati a Caritas Bangladesh da 20 Caritas nazionali (tra i primi donatori Germania e Irlanda), su un appello globale di Caritas internationalis che identificava le necessità in 9,5 milioni di euro. In Italia alla Caritas sono pervenuti finora 400mila euro, tramite la raccolta fondi da privati e Caritas diocesane, ma l’obiettivo è arrivare ad 1 milione di euro, soprattutto per finanziare i rifugi anticiclone. La Cei ha stanziato invece 2 milioni di euro.(10 dicembre 2007)