Cambiamenti climatici

REPORTAGE DAL BANGLADESH

“In Bangladesh prima avevamo sei stagioni, ora solo caldo e freddo. Quando dovrebbe piovere c’è il sole e viceversa. Abbiamo paura delle conseguenze dei cambiamenti climatici, perche il Paese è fatto di fiumi e qui si scontrano le correnti calde del Golfo del Bengala e i venti freddi dell’Himalaya. Se nessuno ci ascolta rischiamo di essere presto sommersi”. A parlare è mons. Paulinus Costa, arcivescovo di Dhaka, alla guida di una piccola comunità di 30.000 cattolici in una città di 17 milioni di abitanti musulmani.Di recente, afferma mons. Costa, avvolto nel tipico scialle di lana che ripara i bengalesi dal freddo del mattino, “il nostro Paese si è lamentato all’Onu perché non fa niente per aiutarci a contrastare i cambiamenti climatici. Qui ogni anno succede una alluvione o un ciclone, il governo è corrotto e la gente è poverissima, con pochissime speranze di ripresa. Ci sentiamo dimenticati dalla comunità internazionale”.”Per noi è stato molto significativo l’appello del Papa per il Bangladesh lo scorso 18 novembre – aggiunge mons. Theotonius Gomez, vescovo ausiliare di Dhaka e presidente di Caritas Bangladesh -. I musulmani si rendono conto che la Chiesa cattolica vuole aiutarli. E subito dopo il ciclone è stato bellissimo l’avvicinarsi reciproco e il lavoro comune tra cristiani, musulmani, indù e buddisti”. Mons. Gomez spiega che “i musulmani apprezzano molto il lavoro della Chiesa in Bangladesh, soprattutto nell’ambito caritativo e nell’educazione”.I due vescovi accennano poi alla vox populi per cui il “banchiere dei poveri” Mohammed Yunus, ideatore del microcredito, non è molto ben visto dalla popolazione: “Non ha fatto niente per il Bangladesh – affermano -. Ha costruito case e ricchezze per sé e non per i poveri. Il movimento del microcredito in sé è buono, è utile, ma andava fatto bene. Invece, i tassi di interesse sono altissimi e i poveri molto spesso non riescono a ripagare il debito”.Una voce confermata anche da padre Ezio Mascaretti, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) da 23 anni a Barisal, centinaia di km a sud della capitale: “So che Yunus gode di ottima stampa in Occidente, ma qui non è molto amato. Tramite la banca dei poveri ha in mano la telefonia e diversi altri affari. Ma le donne vengono a piangere perché non riescono a pagare gli altissimi tassi di interesse, dal 12 al 25%. E se non pagano arriva la polizia che si porta via tutto”. Anche il missionario è molto preoccupato per gli effetti dei cambiamenti climatici.”Gli ecologisti dicono che se si dovesse innalzare di due metri l’acqua del mare, a causa del riscaldamento globale, due terzi del Bangladesh rimarrebbe sommerso – ricorda -. Il ciclone Sidr e le alluvioni sono dovute anche a questo. Abbiamo bisogno di maggiore solidarietà politica e di uno sguardo più lungimirante”. Padre Mascaretti guida una parrocchia di 2.500 cattolici, ma soprattutto, grazie alla sua qualifica di architetto, costruisce concretamente chiese: una decina in tutto il Bangladesh, compresa la sua, in un’area che comprende anche il nuovo seminario (dove studiano 50 seminaristi), la scuola cattolica (2.000 alunni cristiani e musulmani) e la clinica materno-infantile.In tutto il Paese sono una cinquantina i missionari italiani. Padre Mascaretti critica però gli interventi di ricostruzione che, a causa degli eccessivi costi (una vera casa costa 5-6.000 euro, una cifra improponibile per la popolazione), ricostruiscono di nuovo le case in lamiera o legno anziché in muratura. “Servono più rifugi e case con quattro pilastri e un tetto in cemento – afferma il missionario-architetto – altrimenti la gente continuerà a morire”. Secondo padre Mascaretti, “molti aiuti, soprattutto governativi, non vanno a giusta destinazione a causa della corruzione. Arrivano i soldi, si fanno le case in lamiera anziché in muratura, in modo tale da tenere per sé ciò che avanza. Ma questo è sfruttamento dei poveri”.(12 dicembre 2007)