Cuba – Santa Sede
Un augurio e un invito al nuovo Consiglio di Stato e al nuovo presidente Raul Castro, perché “siano illuminati dall’Alto per portare avanti con decisione i cambiamenti importanti che sappiamo dover essere graduali, affinché comincino a soddisfare fin da ora le ansie e le inquietudini espresse dai cubani”: è la dichiarazione ufficiale rilasciata, il 25 febbraio, dai vescovi cubani, all’indomani della nomina del nuovo presidente del Consiglio di Stato di Cuba. Il card. Bertone ha incontrato il 26 febbraio Raul Castro, nuovo presidente della nazione. “Credo che il nuovo presidente Raul, il nuovo Consiglio di Stato e la Chiesa cattolica stessa – ha affermato – stanno provando ad intercettare le aspirazioni del popolo cubano e a rispondere in tutti i modi possibili, tenendo conto delle difficoltà, soprattutto per via dell’embargo economico”.Eticamente inaccettabile. “La Santa Sede ripete le parole di Giovanni Paolo II: l’embargo è eticamente inaccettabile. È una oppressione per il popolo cubano e non è il mezzo per aiutare il popolo cubano a conquistare la sua dignità e la sua indipendenza. È una violazione dell’indipendenza del popolo”. Così il card. Bertone ha risposto a una domanda dei giornalisti, durante la conferenza stampa del 26 febbraio, sull’embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba. “Il Vaticano conferma questa posizione – ha affermato – e sta facendo un tentativo per spingere gli Stati Uniti a eliminare l’embargo. Io stesso ho chiesto al governo degli Stati Uniti di facilitare i ricongiungimenti dei familiari a Cuba: è uno strumento umanitario che si può pensare e che si può fare. Noi faremo tutti gli sforzi possibili in questa direzione”. “La Santa Sede – ha detto rispondendo a un’altra domanda – non chiede ora esattamente l’amnistia per i detenuti a Cuba. Ma certo, i gesti buoni, come dopo la visita di Giovanni Paolo II, aiutano la riconciliazione e danno segni di speranza”. “La Santa Sede non chiede l’amnistia – ha precisato – ma chiede la possibilità, per i prigionieri di tutti tipi, di assistere spiritualmente, anche con la presenza dei cappellani, sia i detenuti, sia le famiglie. Non è un problema politico ma umanitario, per migliorare l’assistenza a chiunque”. Infine, ha inviato un saluto al presidente Fidel Castro, “che conosco personalmente – ha detto – e che ha parlato tanto bene di Madre Teresa, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dicendo del Papa attuale che sembra avere il viso di un angelo, un viso luminoso. E tutti speriamo, se è nella mente di Dio come si dice nella teologia, che questa visita del Papa a Cuba possa avvenire”.Itinerari di pace. L’importanza della “preghiera di intercessione per i bisogni degli altri, del perdono che apre itinerari di pace e di riconciliazione, della pazienza che ama e spera, della concordia che eleva e nobilita i popoli” sono stati sottolineati, il 26 febbraio, dal cardinale Bertone, nell’omelia della Santa Messa nella Casa di ritiri spirituali delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Peñalver, La Habana. “Il paradigma del perdono – ha detto – è il modo attraverso il quale Dio misericordioso agisce. Il suo perdonare è l’offerta costante del suo amore” che “chiede di essere contraccambiato dall’uomo e, quindi, esige una conversione interiore”. “In tal modo – ha sottolineato – non si incoraggia l’ingiustizia né vi è posto per la prepotenza, bensì per la fiducia e la benevolenza senza limiti”. Di qui “la necessità di infondere nella vita di ognuno, e nella storia dell’umanità, un desiderio di conversione, senza lasciarsi attanagliare dal peso delle offese né accecare dalle pretese egoistiche e interessate”. Rievocando, quindi, San Giovanni Bosco che con il suo “sistema educativo” salvò “una moltitudine di giovani da un ambiente malsano”, il cardinale ha concluso: “Questo importante compito non era necessario solo nel suo tempo. So che tutti voi vi state impegnando in esso e che realizzate questa bella opera con impegno e costanza”.Rispetto della vita. “Nell’attuale contesto culturale del relativismo, che consiste nel non riconoscere nulla come definitivo e nell’affermare che non esistono verità o valori assoluti”, per i giovani è importante fare riferimento alla “legge morale naturale”. Lo ha detto il segretario di Stato, rivolgendosi il 26 febbraio agli studenti della scuola latinoamericana di medicina a La Habana. Questa legge, ha precisato, “segnala il valore sacro della vita umana, dal suo inizio fino al suo termine naturale, e afferma il diritto di ogni essere umano a vedere rispettato questo suo bene essenziale”, diritto che “è alla base della convivenza umana e della stessa comunità politica”. Il cardinale ha quindi rammentato che “non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente lecito” e che “l’uomo non può essere ridotto a materiale biologico”. Di qui il monito ai futuri medici: “Consapevoli della grandezza e della portata della nobile scienza della medicina, non dovete ignorare” che il vostro servizio “è una testimonianza vitale ed eloquente della trascendenza e del valore della persona umana. La solidarietà che praticate per professione vi offre un’opportunità” di riconoscere “in ogni contatto con il paziente la sua dignità umana e la possibilità di creare una società sempre più giusta ed equa”.”Potrebbero aprirsi porte”. “Spero che sia un incontro reale, franco e sincero come fu nel 2005 con Fidel”: questo l’auspicio, raccolto dal SIR, che il card. Bertone ha espresso il 26 febbraio all’Avana a poche ore dall’incontro con il presidente Raul Castro. “Non posso anticipare i temi – ha precisato il card. Bertone – però abbiamo tutti ascoltato il discorso che Raul ha fatto domenica all’assemblea. Credo che dietro alcune idee comuni, a parte quelle riferite alla rivoluzione, è stato un discorso attento, politico. Raul misura tutte le parole come prova a fare il segretario di Stato, perché le parole sono importanti. Però, se si studia questo discorso sembra che si possano aprire porte, perché Raul conosce bene le difficoltà del popolo, le mancanze, le aspirazioni. Penso che, in questo senso, l’incontro sarà importante”.”Promesse di aperture”. “Le autorità mi hanno fatto promesse per maggiori aperture sulla stampa scritta e sulla radio, e in alcune occasioni eccezionali anche in tv”: lo ha detto il 25 febbraio all’Avana il card. Bertone, in un incontro privato in nunziatura con pochi rappresentanti della stampa cattolica cubana (11 pubblicazioni diocesane, mensili o bimestrali, una quarantina parrocchiali). “Si comincia sempre dalle promesse, però speriamo in qualche apertura, perché niente è impossibile”, ha aggiunto il card. Bertone, consapevole delle difficoltà che spesso incontra la stampa cattolica, tra le quali, ad esempio, nelle limitazioni alla tiratura di copie, che per le autorità è dovuta alla mancanza di carta. “E come non ho chiesto direttamente l’amnistia per i detenuti perché sembrerebbe una interferenza, visto che la Chiesa non impone ma propone – ha precisato – così non ho chiesto scuole cattoliche ma maggiore spazio nella formazione e nell’educazione, ossia la partecipazione alla cultura. Vediamo cosa succederà”.Il card. Bertone ha citato come esempio “il presidente Andreotti, che in Italia parlava sempre della politica dei piccoli passi”. E a chi lamentava l’impossibilità di accedere alla piazza della cattedrale dell’Avana il 21 febbraio scorso, nonostante i lunghi viaggi dalla provincia, dando così in tv l’immagine di una Chiesa con poco popolo, ha detto: “Questo può essere vero però delego ai vescovi di occuparsene. Sappiamo che questo non accade solo alla tv cubana. Anche i più grandi giornali italiani dicono del Family day che erano 50.000 persone invece erano 1 milione e mezzo, come pure fa la tv di Stato in Italia e Spagna, quando vuole ridurre la visibilità della Chiesa. Durante l’Angelus, ad esempio, non si inquadra mai il popolo ma solo un angolino”. I giovani e la cultura. L’incontro con i giovani e “l’arricchimento per l’avvicinamento alla storia culturale e spirituale cubana” sono gli aspetti, sul piano personale, che più hanno colpito il card. Bertone durante la sua visita a Cuba, che si è conclusa il 26 febbraio con l’incontro con il presidente Raul Castro. Lo ha confidato alla stampa cattolica in nunziatura a L’Avana. “Anche se è la terza volta che vengo a Cuba – ha detto – ho conosciuto molte realtà che non conoscevo. Nei miei discorsi, ad esempio, abbiamo inserito citazioni di grandi persone del popolo cubano, come Josè Martì e Felix Varela. Questo mi ha arricchito molto”. Il card. Bertone è stato colpito anche “dall’entusiasmo dei giovani”: “Ho visto tanta gente a Santiago, Santa Clara e Guantanamo. Mi sembra sia in atto un risveglio, anche della fede”. Sempre il 26 febbraio, all’incontro con i futuri medici alla Elam, la “Escuela latino americana de medicina”, il card. Bertone ha aggiunto che “i giovani non avevano paura di presentarsi come cattolici e chiedere maggiore libertà di azione, di unione, di pensiero e di scambio, sia a Cuba, sia tra diversi Paesi. È stata un’occasione per uscire allo scoperto”. Il segretario di Stato della Santa Sede ha anche apprezzato “che la radio e la tv cubana abbiano parlato molto di questa visita”. Infatti, la conferenza stampa del card. Bertone è stata trasmessa per intero in tv. Informandosi poi se fosse stata diffusa via radio o in tv anche la messa a Guantanamo ha commentato: “Già, Guantanamo no, perché è pericoloso”.(27 febbraio 2008)