Povertà e risorse

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

In epoca coloniale il Congo era definito “scandalo geologico” per l’abbondanza di risorse naturali. Un contrasto tra povertà e ricchezza che appare ancora più forte a Kamituga, importante città mineraria del Sud Kivu. Nel 2007 la Cina ha, infatti, siglato un accordo con Kinshasa per la ricostruzione di infrastrutture in cambio dello sfruttamento di risorse per un totale di 3,6 miliardi di euro. I 486 km che separano Bukavu da Kasongo, circa a metà strada, dovevano essere ultimati entro il prossimo dicembre, ma ad oggi è stato completato solamente il tratto fino a Kamituga, per un totale di 170 km. Kamituga è una città di oltre centomila abitanti, quasi il doppio considerando i villaggi vicini, che sembra più un grande villaggio con piccole case di legno e lamiera appoggiate alle pendici della montagna. Una montagna d’oro, cassiterite e coltan, il prezioso minerale utilizzato per la costruzione di microprocessori necessari alla costruzione di computer, telefonini e strumenti tecnologici. Eppure la popolazione di Kamituga vive in situazioni d’indigenza estrema. “Il problema è che tutta la ricchezza va fuori e non resta niente nelle mani di questa gente”, afferma con amarezza Kasangangio, originario di questa città ma trasferitosi da vent’anni a Bukavu, in cerca di un futuro migliore. Attorno alle risorse congolesi è fiorito fin dalla fine dell’Ottocento un fiorente commercio, lecito e illecito, che vede questi prodotti varcare il confine per essere poi esportati in tutto il mondo. Commerci che hanno alimentato la guerra e finanziato i gruppi ribelli, come dimostrato da diversi rapporti delle Nazioni Unite. “Forse – continua Kasangangio – con la nuova strada la popolazione avrà qualche opportunità in più perché potrà vendere le pietre e l’oro direttamente ai commercianti di Bukavu, evitando di passere per i mercanti locali”. La zona dei commercianti d’oro si trova lontano dalla grande miniera, vicino al fiume. Qui i grossisti comprano per pochi centesimi di dollaro i sacchi di pietre, contenenti l’oro, portate da giovani minatori. Altri lavoratori, in maggioranza donne e bambini, sminuzzano le pietre fino a farne una polvere che viene messa in vasche piene d’acqua da cui, per emulsione, viene estratta la polvere d’oro. Un lungo procedimento alla fine del quale pochi dollari, a volte uno solo, restano nelle tasche dei giovani lavoratori. Bambini che nella maggioranza dei casi, soprattutto nei villaggi rurali, non frequentano la scuola, vero “tallone d’Achille” dello Stato congolese. Lo scorso anno gli insegnanti hanno fatto scioperi per quasi quattro mesi, per protestare contro i mancati pagamenti del governo. Come loro hanno incrociato le braccia anche medici e soldati. Molti altri, la maggioranza della popolazione, vivono di espedienti, di quella che viene chiamata economia informale, commerciando o mettendo a disposizione le proprie braccia quando non hanno nulla da vendere. (30 ottobre 2008)