SENEGAL
In Senegal, Paese interamente musulmano caratterizzato dalla presenza delle confraternite guidate dai marabouts, una sorta di santi e leader spirituali, i cattolici sono una piccola minoranza. Secondo l’Annuario pontificio del 2007 su oltre 10 milioni di abitanti i cattolici sono 673.000 (il 6,5% della popolazione), con 7 diocesi (Dakar è anche sede cardinalizia, guidata dal card. Theodore-Adrien Sarr), 125 parrocchie, 396 sacerdoti, 719 religiose e 336 religiosi. Il presidente della Conferenza episcopale di Senegal, Capo Verde e Guinea Bissau è mons. Jean-Noel Diouf, vescovo di Tambacounda. Tambacounda è la diocesi più grande del Senegal come estensione territoriale, con località molto lontane che non hanno preti. Qui vivono 7500 cattolici su oltre 400.000 abitanti (1,8% della popolazione), con 15 sacerdoti (ma due stanno studiando all’estero) e 14 giovanissimi seminaristi.”Chi ha portato il cristianesimo qui ha lavorato bene è il parere dell’abbé Mois Dieme, 37 anni, prete da due anni, lavora nel seminario minore di Tambacounda -. Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro di grandi personaggi della Chiesa senegalese. Un nostro arcivescovo diceva ‘molti battezzati, pochi cristiani’. Come in Occidente molti si dicono cristiani ma non praticano la fede, così avviene anche tra i musulmani”. “Il cristianesimo, anche se minoritario, è una fortuna per il Senegal prosegue -, perché i legami di parentela sussistono nonostante l’appartenenza a diverse religioni. Si parla di dialogo cristiano-islamico, ma in Senegal la convivenza supera il dialogo stesso”. In realtà qualche problema c’è, ed emerge quando si tocca il tema dei matrimoni tra cristiani e musulmani. Soprattutto perché in Senegal è in vigore, ed è molto praticata, la poligamia. “All’ufficio comunale quando ci si sposa si deve scegliere tra poligamia e monogamia – spiega l’abbé Tieme -. Se la donna cristiana sceglie la poligamia, allora è fuori dalla Chiesa cattolica, che non ammette la poligamia. Certo, possono essere concesse delle dispense, ma io penso che non bisogna incoraggiare molto questo tipo di matrimoni, anche se effettivamente sono molti”. Per quanto riguarda le conversioni “è impossibile che un musulmano diventi cristiano dice – per via delle conseguenze sul piano sociale, mentre il contrario è più facile. C’è infatti una pressione familiare, non c’è una vera libertà di scelta. Poi c’è anche una cattiva comprensione della fede cattolica. I giovani si erano abituati con i missionari, con le Caritas, a ricevere tante cose, ora che non ricevono, perché diciamo loro che la fede non si compra, passano all’islam”. Un altro motivo di conversione all’islam è l’esodo dalle campagne alle città. “I giovani che partono vanno spesso a vivere in una famiglia musulmana e non hanno possibilità di pregare in chiesa -, allora finiscono per assumere i comportamenti dell’islam”. In ambito sociale anche a Tambacounda cè la Caritas locale, che ha un lavoro enorme, e opera in partenariato con ong straniere. Tra le necessità, la mancanza di acqua e di i pozzi, l’assistenza alimentare e sanitaria e l’educazione. La popolazione chiede soprattutto servizi sanitari, educazione e mezzi di trasporto, perché le distanze sono enormi.(21 gennaio 2009)