SENEGAL
Nei villaggi africani, sotto l’albero della parola, le rughe e gli acciacchi della terza età non sono un peso ma una risorsa per la comunità. Gli anziani, uomini e donne, si riuniscono lì, insieme al capovillaggio, per dirimere questioni, risolvere conflitti, cercare soluzioni, ponderare decisioni. Al villaggio di Saré Buka, nella zona sud-orientale del Senegal, vivono 300 persone, 4 grandi nuclei familiari allargati di etnie diverse (tra cui i peul e i sérèr), nelle tradizionali case di fango e paglia all’interno di cortili ordinati; al centro, l’immancabile pozzo. Il Consiglio dei saggi (insieme a quello delle donne sagge, con poteri e competenze però più limitate) siede in silenzio solenne e fiero all’ombra del grande mango. Volti scolpiti diligentemente dal tempo e copricapi musulmani, corpi asciutti ed alti avvolti in eleganti boubou verdi o marroni, ornati da sciarpe di cotone leggero abbinate agli abiti. Le donne “sagge”, seminascoste in seconda fila, sono ancora più affascinanti e ben vestite, mentre una dolce e timida mitezza accompagna i loro gesti e sorrisi. E’ il capovillaggio a spiegare nella propria lingua il significato del suo ruolo e del Consiglio dei Saggi, come pure l’organizzazione del villaggio, che prende il nome della famiglia del fondatore. “Diventa capovillaggio chi decide di fondarne uno spiega -, perciò deve occuparsi anche della pulitura dei terreni e dei riti necessari. Questo villaggio è stato creato dal nonno di mio padre, che ora è sepolto nel cortile della moschea, e da lui prende il nome”. Saré significa infatti villaggio, Buka è il nome della famiglia del fondatore. Il ruolo di capovillaggio di solito si tramanda di padre in figlio (o fratello), ma a volte viene scelto direttamente dalla comunità, visto che “anche da noi comincia ad arrivare la democrazia”, precisa. In Senegal il capovillaggio è addirittura il rappresentante del governo a livello locale, e interagisce direttamente con le realtà istituzionali, tra cui la prefettura. In genere si tratta di giovani adulti intorno ai 40 anni “perché anche noi dobbiamo fare i conti con la globalizzazione e stare al passo con i tempi puntualizza in francese il figlio del capovillaggio -: gli anziani, spesso analfabeti, hanno la saggezza dell’esperienza ma non gli strumenti per comprendere la complessità della realtà moderna”. Nel Consiglio dei Saggi al quale si può accedere dopo i 45 anni (l’età media è intorno ai 60 anni, ma nel villaggio c’è perfino qualcuno che è arrivato ai 120) non può far parte chiunque. Solitamente vengono scelte persone con una solida moralità ed una esperienza di vita che può essere utile all’interno del Consiglio. In genere si tratta, infatti, di risolvere problemi o gestire situazioni, come un conflitto tra vicini o all’interno di una famiglia, o anche casi di furto o altri reati. Qui il Consiglio ha anche un potere punitivo e sanzionatorio e, se lo ritiene necessario, può denunciare il fatto alla polizia e alle autorità giudiziarie. Se però il colpevole ammette le sue responsabilità davanti alla comunità e chiede scusa pubblicamente, offrendo in dono ai saggi le tipiche noci di cola (frutti rotondi di diversi colori con poteri tonici e leggermente eccitanti, molto apprezzati dagli anziani, che li masticano a lungo), allora il Consiglio può anche accordare il perdono. Gli uomini e le donne sagge a volte discutono insieme su alcune questioni di interesse comune, ma agli uomini, come ovvio in una società profondamente islamica, spettano le decisioni più importanti, soprattutto sulle questioni socio-economiche. Le donne sagge più spesso si occupano dei conflitti che chiamano in causa altre donne. In ogni villaggio c’è anche un capo religioso o un imam e una scuola per i bambini. Grande attenzione viene data infatti a questi due aspetti, religione ed educazione, e non è raro vedere in Senegal nuove e sgargianti moschee costruite a fianco dei villaggi, molto probabilmente con i soldi dei più ricchi Paesi arabi.(21 gennaio 2009)