SENEGAL
Vissuto quindici anni in Germania, Francia ed Inghilterra (dove ha studiato per diventare operatore nel turismo) Bogar Thiam, 42 anni, è tornato in Senegal nel 2002 e ora gestisce l’hotel restaurant Mbaila nel villaggio di Mbur, 9 stanze su una spiaggia bellissima, 9 dipendenti, curatissimo nei particolari, con statue di legno e mare calmo, clientela soprattutto francese ed inglese. Era una struttura di famiglia, lui l’ha sistemata e rilanciata grazie alle rimesse del suo lavoro in Germania, dove faceva il rappresentante di oggetti artistici africani presso una galleria. Bogar ha una figlia in Francia e due volte l’anno fa la spola tra l’Africa e l’Europa.La sua struttura fa parte dell’Onits, una rete/cooperativa di una trentina di hotel e ristoranti che cerca di rilanciare il turismo in tutto il Senegal, valorizzando le risorse umani locali. La maggior parte sono ex-immigrati tornati in patria, che ora riescono ad investire con le rimesse. Unendo le forze, visto che il governo non promuove il turismo né altre iniziative di sviluppo, cercano di creare una rete collegata con i tour operator europei. Bogar è profondamente consapevole di come il clima nei confronti degli immigrati, sia cambiato in tutta Europa. Allora cerca di dissuadere altri giovani senegalesi dal partire: “Dico loro che le condizioni di vita sono difficili, che non c’è più lavoro nemmeno per gli europei, che l’economia è satura afferma -. Vedo che in tanti governi si fanno strada tendenza populiste pericolose, allora provo a convincerli ad investire qui, inventando una piccola attività in Senegal, anche solo vendendo pomodori su un carretto, per avere un lavoro e una vita dignitosa nella propria terra. La maggior parte non si lascia dissuadere, perché hanno il miraggio del benessere e dell’Occidente. Ma alcuni si convincono e rimangono qui”. “I giovani sono il futuro del Senegal continua -. Io appartengo ad una generazione che ha creduto nell’attuale presidente Wade, che prometteva grandi cambiamenti. Purtroppo non ha realizzato nulla di quanto promesso. La democrazia in Senegal non esiste ancora, c’è tanta corruzione, ci sono i clan che dirigono gli affari secondo i loro interessi…” Bogar sogna addirittura “una classe politica con politici che non prendono denaro per svolgere il loro compito, ma lo fanno solo per lo sviluppo del Paese e per il bene comune”. “Perché in fin dei conti lo sviluppo cos’è? ” si chiede: “E’ capacità di organizzarsi, è organizzazione. Io faccio parte di un gruppo di giovani progressisti che si incontra per discutere di temi politici, mi piacerebbe diventare sindaco di Mbur per contribuire allo sviluppo della zona. Lavorerei gratis, costruirei strutture per accogliere i bambini di strada, che sono tantissimi nei villaggi. Il problema del Senegal è lo svuotamento dei villaggi, dove non ci sono possibilità di occupazione, verso Dakar, dove si concentra tutta la povertà urbana. Invece bisognerebbe studiare il modo di creare l’autosufficienza alimentare in ogni villaggio, così la gente non sarebbe costretta ad emigrare”. (21 gennaio 2009)