SENEGAL
A Pikine, che viene definita “la vera Dakar”, c’è povertà ma non vera miseria, come un po’ ovunque in Senegal. L’accoglienza è sempre sacra e a braccia aperte. Qui si è svolto l’incontro “tra associazioni africane ed europee per un nuovo contratto umano e sociale tra Europa ed Africa”.”Siamo in una scuola ha detto in apertura di lavori Guido Barbera, presidente del Cipsi – perché è qui che i giovani possono incontrare e conoscere la storia dell’Africa e ritrovare la propria identità”. “E’ importante una nuova relazione tra Africa ed Europa gli ha fatto eco Patrizia Sentinelli, già viceministro agli affari esteri nel precedente governo italiano -. L’Europa deve riconoscere tutte le esperienze culturali che vivono in Africa. Non abbiamo bisogno di un nuovo colonialismo ma di riforme nella politica agricola, sostegno ai sistemi sanitari africani, diritto all’acqua”. Per l’europarlamentare Roberto Musacchio, vicepresidente della Commissione clima al Parlamento europeo, è importante che l’Africa venga messa al centro del nuovo accordo globale sul cambiamento climatico, di cui si discuterà il prossimo anno: “L’Africa è il continente che inquina di meno (0,2 tonnellate di co2 l’anno ogni africano, rispetto alle 5 di un europeo e alle 12 di un americano) ma che subisce più pesantemente le conseguenze dei cambiamenti del clima, soprattutto per la scarsità di acqua”. In Europa, secondo Eugenio Melandri, coordinatore di Chiama l’Africa, in questo periodo “non viviamo solo una crisi finanziaria ed economica, ma una crisi umana. Dobbiamo riscoprire la vera umanità, e l’Africa, in questo senso, se ascoltata, è una vera scuola d’umanità”. “Credo in una Africa unita ha affermato Abel Gbetoenonmon, giornalista economico del Benin -, ma se la globalizzazione è come un treno, da noi rischia di non potersi fermare perché non ci sono le stazioni, ossia le infrastrutture e i servizi essenziali”. Per Helène Yinda, teologa protestante camerunense, che lavora in una organizzazione non governativa a Ginevra, “la povertà, in genere, non è solo materiale ma anche antropologica. L’Africa può dare valori ad una Europa che soffre di solitudine e povertà di relazioni. Il denaro non potrà mai rimpiazzare la nostra dignità di uomo e donna africani. Le donne, ai livelli alti come alla base, devono costruire luoghi di vita contro i luoghi del non-senso”. Per questo il seminario di Pikine si è concluso con un documento/appello che propone di attribuire il Premio Nobel per la pace 2009 alle donne africane, perché “nonostante siano emarginate, costituiscono l’elemento portante della vita della comunità”. Il documento è stato sottoscritto già da un centinaio di associazioni africane ed europee. “Con questa assemblea, prolungata lungo gli incontri di 15 giorni di viaggio in Senegal ha concluso Barbera al termine del viaggio -, abbiamo dato il via a nuove forme di relazioni tra popoli diversi, i quali, insieme, possono divenire l’inizio di nuove relazioni anche economiche”. (21 gennaio 2009)