La notte e la luna

KOSOVO

La notte è buia nei villaggi del Kosovo. Ad illuminare i passi restano solo la luna e le stelle, ma non questa notte. Non il 10 febbraio. Una lunga fila di persone cammina per le vie del centro di Stubbla, a pochi chilometri dal santuario di Letnica, illuminando la strada attorno alla Chiesa. Giovani, adulti e anziani sono tutti qui per partecipare alla veglia per la festa della Madonna di Lourdes. Una devozione forte per la comunità di Stubbla, circa tremila abitanti (di cui duemila emigrati all’estero), che affonda le sue radici in anni lontani, quando questa regione faceva ancora parte della Jugoslavia e la Chiesa cattolica non aveva vita facile nel sistema socialista creato da Tito. Storie che ancora vivono nel ricordo degli anziani di questi villaggi nascosti tra le pieghe verdi di queste montagne. Un Voto per dire no alla vendetta. Tutto ebbe inizio negli anni ’70 con l’omicidio del segretario della sezione locale del Partito comunista jugoslavo. Un omicidio che finirà per sconvolgere la vita del villaggio. La polizia segreta serba accusò immediatamente il parroco, don Dede Romaj, di essere il mandante del delitto, mettendolo in carcere, dove resterà, nonostante la provata innocenza, per oltre dieci anni. Un modo per liberarsi di una persona scomoda al regime che negli ultimi anni era riuscito a ridare vigore alla comunità, iniziando la costruzione di una nuova chiesa. L’omicidio, il primo che gli anziani ricordino a Stubbla, finì per mettere le famiglie una contro l’altra, spaccando di fatto in due il paese. Il rischio era quello d’innescare il percorso della vendetta di sangue come previsto dal “Kanun”, il vecchio codice consuetudinario che per secoli ha regolato la vita della società albanese. Un sistema che ancora sopravvive nelle comunità più isolate, soprattutto nella parte settentrionale dell’Albania. Fu allora che, con l’intervento dello stesso sacerdote incarcerato e delle famiglie degli esecutori e della vittima, iniziò un percorso di dialogo che portò ad un’inaspettata riconciliazione estesa all’intero villaggio. Un avvenimento che la comunità volle ricordare con un Voto alla Madonna di Lourdes. È da allora che ogni anno la notte tra il 10 e l’11 febbraio l’intera popolazione si trova a pregare e a ringraziare la Madonna per la grazia del perdono. Dalla persecuzione alla fede. Alla veglia hanno partecipato anche gli abitanti dei villaggi vicini. Questo triangolo, compreso tra i villaggi di Binca/Binaq, Stubbla e Letnica, rappresenta infatti una delle zone con la più alta percentuale di cattolici di tutto il Paese. È da qui che provengono la maggioranza dei sacerdoti e delle suore kosovare, nonché il vescovo mons. Dode Gjergji e il suo predecessore mons. Mark Sopi.Una fede frutto di un passato travagliato, legata alla storia dei cosiddetti martiri albanesi: cristiani che furono arrestati nel 1846 dall’Impero Ottomano perché rivendicavano la loro libertà religiosa. Da questi tre villaggi furono deportati tra i cinquecento e i mille cristiani, condotti in catene fino alla Turchia. Lì rimasero per due anni, fino a quando l’interessamento delle principali potenze cattoliche europee portò alla loro liberazione. Dei tanti partiti, però, a causa delle malattie e delle difficili condizioni di prigionia solo 79 fecero ritorno, ma è grazie a questi settantanove se il cattolicesimo è ancora presente in questo angolo di Balcani.(09 aprile 2009)