Il sogno della Chiesa cattolica

KOSOVO

C’è un grande cantiere aperto da due anni nel cuore di Pristina, lungo boulevard Madre Teresa, la via principale che attraversa la città. Insieme a quei muri cresce anche il sogno della Chiesa cattolica del Kosovo, perché quelle colonne sono le fondamenta della nuova cattedrale che sarà dedicata proprio a Madre Teresa. Mentre lì accanto è in via di ultimazione una piccola palazzina che ospiterà il vescovado e gli uffici della curia. “Pensiamo di ultimare gli edifici della curia per il prossimo autunno – spiega mons. Dode Gjergji, amministratore apostolico di Prizren – mentre per la cattedrale bisognerà aspettare almeno fino all’autunno 2010″. Quella dei cattolici kosovari è una piccola realtà, circa 60 mila fedeli divisi in 23 parrocchie, a cui bisogna aggiungere i tanti emigrati all’estero con cui la Chiesa cerca di mantenere vivo il legame. Per far questo sono state create in Europa e negli Stati Uniti delle vere e proprie missioni guidate da sacerdoti appositamente inviati dal Kosovo. Tentativi di dialogo. Una piccola minoranza che gioca però un ruolo di primo piano nella società. Una posizione acquistata grazie all’impegno umanitario e sociale, svolto a partire dagli anni novanta e tutt’ora in corso, e alla testimonianza di uomini di fede e cultura attivi in ogni ambito della vita sociale. I rapporti tra cattolici e islam sono buoni, anche se non sono mancati negli ultimi anni momenti di discussione e anche una qualche forma di competizione, pur rimasti sempre nel campo del confronto tra idee. “La nostra storia travagliata ci ha lasciato in eredità il senso di appartenenza comune alla nazione albanese che va al di là della differenza religiosa”, racconta mons. Dode Gjergji, che aggiunge: “Già da tempo abbiamo avviato forme di dialogo interreligioso lavorando insieme alla comunità islamica contro la vendetta di sangue e le faide. Anche su questioni etiche di comune interesse come la tutela della vita, la famiglia, la scuole, l’educazione dei giovani e la democrazia abbiamo sempre cercato di dialogare e di confrontarci fraternamente”. I rapporti sono, invece, più difficili con la Chiesa ortodossa, con cui non ci sono al momento iniziative di dialogo ecumenico. I rapporti tra cattolici e ortodossi sono, ancora oggi, profondamente influenzati dalla situazione politica, perché mentre gli ortodossi sono serbi, i cattolici sono albanesi.”Ringraziamo il signore – continua mons. Gjerji – perché dopo tanti anni s’intravedono i primi segni da parte della Chiesa ortodossa di volontà di dialogo con la società albanese. Non possiamo dire di aver un cammino ecumenico e questo ci rattrista, ma preghiamo perché ci si possa riavvicinare l’uno all’altro. Un cammino di riconciliazione in cui crediamo, come Chiesa cattolica, di poter giocare un ruolo ponte di mediazione tra albanesi islamizzati e serbo-ortodossi”.(09 aprile 2009)