Con respiro più ampio

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Lasciamo L’Aquila e percorriamo la strada che, attraversando i nuovi insediamenti di Bazzano e Sant’Elia porta verso Fossa, uno degli oltre 50 Comuni del "cratere". Pensando al terremoto e alle sue conseguenze non si può, infatti, fare l’errore di ritenere che sia un problema solo di L’Aquila o dei suoi cittadini. Ci sono decine e decine di Comuni che ancora oggi si devono confrontare con quello che il sisma ha lasciato: macerie ed edifici pericolanti da salvare o abbattere. È così per le frazioni di L’Aquila divenute, loro malgrado, note – si pensi ad Onna o Paganica – ma anche per Comuni come Villa Sant’Angelo, San Demetrio, Ocre, San Gregorio, Poggio Picenze, solo per citare quelli più vicini alla città. Tra questi c’è anche Fossa, il cui centro storico, costruito a metà della montagna, è ancora in gran parte disabitato. La popolazione, dopo i mesi passati nella tendopoli allestita ai piedi del paese, si è stabilita nel nuovo villaggio costruito grazie al sostegno di vari donatori, tra cui l’associazione nazionale Alpini, ad alcuni chilometri dal vecchio borgo. Il problema principale per Fossa non è dato tanto dall’inagibilità degli edifici ma dal rischio di frane. La montagna alle spalle del paese è, infatti, frastagliata e vi sono diversi massi che potrebbero precipitare, così come sono precipitati la notte del 6 aprile 2009. Ci fermiamo all’imbocco del paese, dove alcune transenne bloccano la strada e guardiamo verso la valle. Un grosso edificio appare nei prati, quasi a segnare un anello di congiunzione tra il vecchio borgo e il nuovo villaggio lontano, sullo sfondo. È la nuova scuola di Fossa, in via di ultimazione, realizzata grazie al contributo di Caritas italiana. Altri edifici analoghi sono in via di ultimazione a Ocre e Roio Poggio mentre centri della comunità sono stati realizzati a San Vito, Arischia e Bagno. Uno è in via di ultimazione a San Giacomo. Sono questi, oltre alla sede della Caritas di Coppito e a un altro edificio analogo in località la Torretta, i primi segni visibili della presenza di Caritas italiana in Abruzzo. La seconda fase. Una presenza iniziata fin dai primi giorni dell’emergenza con la presenza sul territorio aquilano degli operatori di Caritas italiana e delle delegazioni regionali che si sono stabilite sul territorio. È proprio grazie al lavoro delle delegazioni sul territorio e della Caritas diocesana che sono stati individuati i primi interventi da realizzare. "Nella prima fase – spiega Danilo Feliciangeli, responsabile del Centro di coordinamento di Caritas italiana a Coppito – le delegazioni Caritas concentravano la propria azione in una delle nove aree omogenee in cui, nell’ambito dei gemellaggi, era stato diviso il territorio così da poter meglio rispondere alle esigenze della popolazione in una situazione di emergenza. In questa seconda fase (da gennaio a ottobre 2010) abbiamo pensato, invece, in accordo con l’arcidiocesi di L’Aquila, di creare cinque équipe che si concentreranno non più su una zona ma su altrettanti ambiti d’intervento ritenuti prioritari. Un modo per fare tesoro delle esperienze di tutte le delegazioni proponendo iniziative di respiro più ampio". Le équipe saranno miste, ovvero formate da operatori di Caritas italiana, delle delegazioni regionali e di operatori e volontari della Caritas diocesana. "La presenza degli operatori locali in ogni settore – continua Feliciangeli – è molto importante perché rientra nella prospettiva di un progressivo passaggio di competenze a Caritas L’Aquila che culminerà con il disimpegno delle delegazioni regionali". Ad oggi sul territorio aquilano sono ancora presenti tutte le delegazioni ad eccezione di Caritas Calabria impegnata nella tragedia di Maierato. I settori in cui si concentreranno le équipe sono: costruzione e valorizzazione di spazi per la comunità, sostegno ai parroci nell’animazione pastorale, ascolto delle persone e dei bisogni, sostegno alle famiglie e alle imprese grazie anche a iniziative di microcredito e, infine, collaborazione alle iniziative pastorali dell’arcidiocesi aiutando soprattutto nella diffusione delle proposte sul territorio attraverso la rete di volontari e operatori Caritas.(18 marzo 2010)