Tre immagini

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Ci sono tre immagini che colpiscono arrivando a L’Aquila. La prima è quella delle palazzine costruite dalla Protezione Civile per dare un tetto agli sfollati. La seconda è quella dei tanti spiazzi bianchi dove, per lunghi mesi, erano allestite le tendopoli: le ultime chiuse nel novembre scorso. L’ultima immagine è quella del centro storico con le cupole ferite e la zona rossa ancora disabitata.Siamo tornati a L’Aquila e nei Comuni del cratere a un anno dal terremoto del 6 aprile 2009, per continuare a raccontare, come abbiamo fatto in questi dodici mesi: abbiamo dato voce a persone costrette a vivere, lontano dalla propria casa, nelle tende o in alberghi, dove alcune vivono ancora. Abbiamo parlato di famiglie e comunità spaccate, chiamate a ripensare la propria vita in una città che non sarà mai più come prima; di persone che ancora faticano e soffrono per la perdita di una casa, di un lavoro, se non addirittura di figli, madri e padri, perché il tempo non può far dimenticare le 308 vite che non ci sono più. Abbiamo documentato il servizio e la fatica dei volontari giunti da tutta Italia, il lavoro della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e la fatica di una comunità che, pur nella difficoltà, ha provato a riscoprirsi Chiesa.Ad un anno dal terremoto, continuiamo a raccontare perché le luci non si spengano e la popolazione non resti sola, perché molto è stato fatto ma tanto è ancora da fare.(18 marzo 2010)