A piedi sulla “red line”

Ventidipacesucaucaso

A piedi su un ponte, a passo lento, dietro un carretto malmesso guidato da un cavallo in cui erano state ammonticchiate le pesanti valigie: è in questo modo che il 22 luglio la delegazione dell’associazione "Rondine Cittadella della pace" ha superato i controlli dei due check point posti sulla "red line" ed è entrata in Abkhazia, una regione che si è autoproclamata autonoma dalla Georgia. Il gruppo, cha sta compiendo nel Caucaso un "viaggio di amicizia", è poi arrivato nella serata a Sukhumi, una città di circa 50.000 abitanti che si affaccia sul Mar Nero. Si tratta di una delle zone più problematiche dell’area caucasica: da quando c’è stata la guerra tra Russia e Georgia, nel 2008, molti georgiani hanno abbandonato il territorio abcaso ed è la prima volta che un gruppo così variegato, composto prevalentemente da studenti internazionali, tra cui molti caucasici ma anche libanesi, israeliani, macedoni e russi, giunge in città passando da Zugdidi. L’associazione negli anni ha accolto studenti russi, abcasi e georgiani che hanno vissuto sotto lo stesso tetto e sono diventati amici e adesso, per la prima volta, ha intrapreso questo viaggio in cui si confronta, sul campo, con la realtà dei Paesi da cui provengono.I giorni terribili. In Abkhazia la delegazione, partita da Tiblisi, ha attraversato un vasto territorio in cui sono evidenti i segni della guerra con la Georgia del 1992-93: il pulmino con il gruppo procede a zig zag per evitare i bovini che hanno invaso le strade totalmente dissestate e per chilometri e chilometri si vedono solo case distrutte o abbandonate, mucche e cavalli allo stato brado, e pochissimi abitanti. Nel corso della trasferta il gruppo si è anche brevemente fermato nella città natale di Stalin, Gori, in Georgia, che nel conflitto del 2008 è stata pesantemente bombardata. In questo caso gli aiuti internazionali hanno permesso una rapida ricostruzione degli edifici distrutti, anche se nel cuore della popolazione, come hanno testimoniato alcuni degli abitanti incontrati per strada, rimane la paura per quei "giorni terribili" e la preoccupazione per un nuovo precipitare della situazione.Diritto al futuro. Nei tre giorni precedenti, la delegazione ha avuto vari incontri a Tiblisi, seconda tappa del viaggio dopo l’Azerbaijan, a livello civile, politico e religioso, e ha rinnovato il rapporto di amicizia e collaborazione con le principali università. Alla "David Guramishvili Georgian International University" il presidente di "Rondine", Franco Vaccari, ha ricevuto la laurea "honoris causa" in risoluzione dei conflitti. "Per la pace dei popoli non serve solo la bontà ma anche l’intelligenza", ha detto Vaccari in apertura della sua "lectio magistralis". Il riconoscimento accademico arriva dopo quindici anni di lavoro con gli studenti e gli atenei georgiani e conferisce, secondo il presidente, "dignità culturale e scientifica all’impegno in azioni di pace, che dovrebbe diventare un argomento interdisciplinare con cui tutte le scienze si devono confrontare. In questo senso la nostra esperienza dello Studentato internazionale, che accoglie giovani provenienti da zone di conflitto, si propone sempre più come un laboratorio di ricerca". Vaccari ha anche chiesto che a "Rondine" venga concessa la possibilità di scegliere gli studenti nei territori che vivono conflitti, perché "una volta terminate le guerre per costruire una pace duratura servono persone che sappiano cos’è la convivenza. Nei campi profughi che abbiamo visitato ci sono bambini e giovani senza prospettive ma noi abbiamo il dovere di garantire ai giovani il diritto al futuro". Incontri tra volti. Sfollata due volte dall’Abkhazia, prima da piccola e poi due anni fa, è Eliko Bendeliani, studentessa di 23 anni che il gruppo di "Rondine" ha incontrato durante la permanenza a Tiblisi, alla "Sokhumi State University", frequentata in maggioranza da profughi provenienti dalla stessa regione. "Ai miei figli insegnerò che c’è sempre un’alternativa alla guerra e cercherò di far capire che non esistono i nemici", ha detto Bendeliani, aggiungendo che "siamo stati vittime di giochi geopolitici". Abcasi e georgiani hanno vissuto "bene e in pace, e potevamo risolvere i problemi da soli senza l’intervento di una terza forza". La speranza della studentessa è tornare a casa, "anche se non sarà oggi o domani, perché è solo questa speranza che ci fa sentire più forti".  Quasi una riposta a questa riflessione è stato il proposito espresso, nel medesimo contesto, da Anna Gorokhovatskaya, studentessa russa ospite dello Studentato internazionale. "Vorrei creare un centro educativo per insegnanti e studenti del Caucaso" perché "sono convinta che la tolleranza è un valore che bisogna far crescere fin da piccoli, mentre la paura e il sospetto reciproco tra vicini nascono dall’ignoranza". La giovane ha raccontato la sua esperienza di convivenza con abcasi, ceceni e georgiani in Italia: "Stando con loro mi sono accorta che eravamo i più vicini come mentalità e modo di essere, rispetto agli studenti provenienti da altri Paesi. Ma se siamo quasi uguali, perché allora combattiamo tra di noi?". Gorokhovatskaya ha raccontato che i suoi migliori amici, conosciuti allo Studentato sono ceceni. Il fidanzato, incontrato nello stesso contesto, è georgiano. "Sono convinta – ha sottolineato – che l’educazione venga prima della politica, e che si possa costruire una rete di relazioni a partire da noi che abbiamo fatto questa esperienza".(25 luglio 2010)