Appello alla comunità internazionale

"La comunità internazionale sostenga il processo democratico e tutti gli attori abbiano il massimo senso di responsabilità, perché la rivoluzione tunisina si trasformi in opportunità per tutti". È il parere di Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana, in missione in Tunisia insieme a Silvio Tessari, responsabile dell’area Medio Oriente e Nord Africa di Caritas italiana. Negli stessi giorni vi sono stati, in diverse città tunisine, manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine. È stato anche ucciso, con un proiettile vagante, un ragazzo a Sidi Bouzid, la stessa cittadina dove il 17 dicembre si era innescata la rivolta in seguito al suicidio dell’ambulante che si è dato fuoco per protesta. Il primo ministro del governo transitorio, Beji Caid Essebsi e il leader del partito islamico Rachid Ghannouchi hanno entrambi condannato le violenze, con punti di vista molto diversi. "È una fase di transizione molto delicata, un po’ come stare sul filo del rasoio – commenta al SIR Beccegato -. Bisogna stare molto attenti perché questo fragile equilibrio non è scontato. La Chiesa tunisina non mancherà di farlo perché è molto attiva e prende posizione accanto ai poveri. Sia la Chiesa locale, sia la gente ha però grandi speranze: potrebbe essere veramente il preludio all”estate araba’". Caritas italiana sostiene da tempo Caritas Tunisia. Nell’ultimo anno ha dato 20.000 euro per aiutare i profughi alla frontiera tunisino-libica (qui operano un sacerdote italiano e due religiose); 25.000 euro per progetti con i disabili in diverse città tunisine; 20.000 euro per l’ambito educativo nella scuola cattolica di Bizerte e 10.000 euro per iniziative in ambito sociale. Dopo la missione Caritas italiana riconferma la volontà di continuare a sostenere Caritas Tunisia nell’emergenza profughi e per il lavoro di tutela e accompagnamento dei migranti dell’Africa sub-sahariana che risiedono in Tunisia senza poter lavorare e senza permessi di soggiorno. Per il campo Choucha Caritas italiana darà 10-20.000 euro nei prossimi due mesi. Per i mesi successivi, precisa Beccegato, "molto dipende dagli sviluppi della guerra in Libia. Se rimarranno ancora lì allora bisognerà pensare a progetti di animazione, tutela dei diritti, formazione e riqualificazione professionale, corsi di lingue". (19 luglio 2011)