Terrorismo

Funerali vittime Dacca: mons. Nosiglia (Torino), “chi come Claudia immette nel mondo un seme di bontà, tiene in piedi l’intera umanità”

“Di fronte a episodi di guerra, di terrorismo, di violenza e di male, reclamizzati con enfasi e compiuti anche con modalità non solo da assassini ma da crudeli carnefici, per alimentare paura e terrore tra la gente, c’è un esercito di persone come Claudia e Gianni che operano nel segreto per alleviare le sofferenze degli altri, immettendo così nel mondo un seme di bontà, di amore e di giustizia che tiene in piedi l’intera umanità”. Lo ha affermato oggi pomeriggio l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, celebrando nella chiesa di Gesù Nazareno i funerali di Claudia D’Antona, una delle vittime dell’attentato terroristico della scorsa settimana a Dacca, in Bangladesh, dal quale si è invece salvato il marito Gianni Boschetti. Nella sua omelia, monsignor Nosiglia ha ricordato che “siamo qui ancora una volta a pregare e deplorare – come abbiamo fatto dopo la tragedia del 18 marzo 2015 al Museo del Bardo di Tunisi – un atto di terrorismo di una ferocia inaudita, ingiusto e insensato, che ha tolto la vita a Claudia D’Antona”. “Le domande che di fronte a questi fatti ci facciamo non trovano alcuna risposta – ha proseguito – se non nel constatare come il fanatismo fondamentalista di qualsiasi stampo ottenebra le menti, chiude i cuori, conduce ad atti e comportamenti barbari”. “Uccidere in nome di Dio – ha ammonito l’arcivescovo – è una bestemmia e perpetua l’omicidio di Abele da parte di Caino, a cui Dio dice: ‘Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo’ (Gen 4,10)”. Per Nosiglia, “il chiudersi in se stessi, l’indifferenza, la ricerca spasmodica di arricchirsi anche a scapito dell’onestà e della giustizia, lo scartare i più poveri dal proprio interesse, produrranno sempre più ingiustizie e violenze distruttive, di cui tutti portiamo il peso”, mentre “se riesco ad aiutare anche una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita”.