Giornali Fisc
“In redazione ci chiediamo se il gioco vale ancora la candela e non conviene piuttosto celebrare il funerale del nostro giornale. Con questo numero il Settimanale chiude fino al termine di agosto. Torneremo a pubblicare a settembre? La tentazione di cedere le armi, dopo 10 anni di tenace lavoro, è molto forte”. È il grido di allarme lanciato da don Giuseppe Rabita, direttore di “Settegiorni dagli Erei al Golfo”, sull’ultimo numero del periodico della diocesi di Piazza Armerina. “Il principale colpevole in tutto ciò – accusa Rabita – rimane Poste Italiane che hanno tutt’altro interesse ad espletare il servizio di consegnare la corrispondenza per dedicarsi al business molto più redditizio del servizio (è un eufemismo!) bancario, assicurativo, commerciale”. Al problema della “consegna della posta a giorni alterni” se ne sommerà un altro: “Dal 1° gennaio 2017 le tariffe postali per la spedizione dei giornali aumenteranno di 10 centesimi” che moltiplicato per i 44 numeri all’anno significa un aggravio di “8.052 euro annuali soltanto per la spedizione”. Di fronte ai “disservizi insopportabili” e alle “proteste di nostri abbonati che non ricevono il giornale da mesi”, Rabita osserva che “abbiamo inoltrato le nostre proteste agli organi competenti, ma ci si trova dinanzi ad un muro di gomma: telefoni che squillano inutilmente oppure costantemente occupati; quando qualche impiegato risponde si mostra rassegnato adducendo motivazioni relative alle scelte dell’azienda che non è più interessata al recapito della posta considerato poco rimunerativo”. Così da “una tiratura di 2.500 copie e una diffusione capillare nel territorio”, dopo 10 anni “ci siamo accorti che le nostre fatiche erano sproporzionate rispetto al risultato conseguito”. Anche perché “le copie in edicola rimanevano invendute e finivano al macero” e “il numero degli abbonati e di coloro che sostenevano il giornale diminuiva progressivamente”. “La sensazione – ammette Rabita – è quella di prendere il giornale e buttarlo nella spazzatura”.