Politica

Migranti: Fabbrini (Università di Copenhagen), “Italia ricorra alla Corte Ue contro il referendum illegittimo ungherese”

(Bruxelles) – “Nella frenesia successiva al referendum sulla Brexit, un fatto di assoluta gravità è passato quasi inosservato. Il 2 ottobre, i cittadini ungheresi saranno chiamati a votare in un referendum sul ricollocamento dei migranti deciso dalle istituzioni europee in seguito alla crisi migratoria”. Lo scrive Federico Fabbrini, docente di Diritto internazionale e dell’Unione europea presso la facoltà giuridica dell’Università di Copenhagen, sulla rivista on line “Affari Internazionali”. Il referendum, indetto dal governo di Viktor Orbán, chiede al popolo di rispondere alla seguente domanda: “Volete autorizzare l’Unione europea a decidere il ricollocamento in Ungheria di cittadini non ungheresi senza l’approvazione del Parlamento ungherese?”. Per il giurista “tale referendum è chiaramente in violazione del diritto dell’Ue, e, oltre a rappresentare una sfida formidabile all’Ue come comunità di diritto, costituisce una chiara minaccia all’interesse nazionale italiano”. Anzitutto “il referendum mette in discussione uno dei pilastri sui quali si fonda l’Ue: infatti il diritto europeo prevale sul diritto nazionale contrastante con esso”. Inoltre “nell’indire un referendum sulla relocation, il governo ungherese di fatto ha aperto la strada ad una disapplicazione in Ungheria di un atto legislativo europeo, validamente adottato dal Consiglio dell’Ue. Sebbene il referendum abbia puramente valore consultivo, è chiaro che il governo ungherese ha indetto un pronunciamento popolare contro il programma europeo di ricollocamento”.
Fabbrini aggiunge: “Alla luce di ciò, ci si sarebbe potuti aspettare una risposta decisa da parte della Commissione, che ai sensi dell’art. 17 del Trattato sull’Unione europea (Tue) è garante dei trattati. Tuttavia, la Commissione è rimasta immobile. All’inazione della Commissione si può e deve porre rimedio”, visto che secondo i trattati comunitari “ciascuno degli Stati membri può adire la Corte di giustizia dell’Ue, quando reputi che un altro Stato membro ha mancato a uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù dei trattati”. Dunque “il governo italiano dovrebbe avviare un procedimento giudiziario contro Budapest e chiedere alla Corte di Lussemburgo di dichiarare il referendum ungherese in violazione del diritto Ue”. E conclude: “Se non capita tutti i giorni che Stati membri si facciano causa tra loro dinnanzi ai giudici dell’Ue, non dovrebbero esserci esitazioni da parte dell’Italia ad adire la Corte contro uno Stato membro che minaccia i fondamenti dell’Ue e contemporaneamente danneggia l’interesse italiano ad una gestione solidale del fenomeno migratorio”.