Terrorismo

Attacco a chiesa in Francia: Diella (Unitalsi), “in piedi, amici miei! Con la tristezza nel cuore, camminando insieme, senza rinunciare”

“Finirà questo dolore? Finirà questa angoscia? Finirà il timore di accendere la tv e di ascoltare di nuovi attacchi terroristici? Finirà questa nostra tristezza?”. Sono le domande che pone il presidente nazionale dell’Unitalsi, Antonio Diella, dopo l’attacco alla chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Francia, in cui è stato ucciso padre Jacques Hamel. E ancora: “Che senso ha assaltare una piccola chiesa, durante la S. Messa, del mattino mentre un anziano prete, due suore e due fedeli pregavano il Signore della pace? Una piccola chiesa scelta proprio perché si possono controllare efficacemente le grandi chiese e i grandi santuari ma non si possono difendere anche le piccole chiese di periferia e di quartiere. Le chiese come quelle delle nostre parrocchie”.

Per Diella, “dobbiamo vivere e continuare a essere vivi, non solo a respirare; dobbiamo rifiutare la logica per cui se restiamo in casa, se non ci muoviamo, se evitiamo feste, ferie, santuari siamo più al sicuro. Che vita sarebbe la nostra, chiusi in casa, isolati, impauriti ? Guai a noi, popolo di Dio, se il timore della violenza ci ricacciasse indietro nella paura. Guai a noi, uomini e donne di qualsiasi fede o senza alcuna fede, se ci dividessimo, ci nascondessimo, affidassimo solo alla doverosa reazione degli Stati e degli organismi di polizia la possibilità di un futuro di pace”. La soluzione: “Insieme. Dobbiamo stare insieme. Dobbiamo amare insieme e di più. Dobbiamo camminare insieme”. E prosegue: “Guardare in tv i nostri giovani a Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù deve continuare a riempirci il cuore di speranza. Non nascondiamoci. Non rinunciamo a seguire il nostro cuore che vuole mettersi in cammino. Non abbandoniamo la Francia, la Germania, i tanti popoli che soffrono per questa violenza che vuole incendiare il mondo per poter buttare tra le fiamme ogni possibilità di dialogo e di amore”. infine, l’invito: “In piedi, amici miei! Con le lacrime agli occhi e la tristezza nel cuore. Tenendoci per mano, camminando insieme, senza rinunciare. Perché non si può rinunciare alla vita, se vogliamo vivere davvero. Perché questo è necessario, perché questo dolore finisca”.