Crisi umanitaria

Venezuela: Padrón (presidente vescovi), “affamare il popolo è strategia. È l’unico modo per mantenerlo sottomesso”

“Mai vista in tanti anni una situazione così dura: siamo senza cibo e medicine. Bisogna dirlo chiaramente: affamare il popolo è una strategia, come accade in altri Paesi del mondo. È l’unico modo che hanno per mantenerlo sottomesso”. A parlare in un’intervista al Sir è monsignor Diego Rafael Padrón Sánchez, arcivescovo di Cumaná e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, a proposito della grave crisi umanitaria e politica nel Paese latinoamericano. “Noi speriamo che il dialogo ci sia, perché è l’unica via per arrivare a una soluzione pacifica, democratica e a  un consenso – afferma mons. Padrón  -. Ma c’è una grossa difficoltà: il governo finora non ha fatto alcun approccio concreto mediante una lettera o una interlocuzione ufficiale. Perciò la Santa Sede è in attesa di qualsiasi segno positivo”. A suo avviso il governo Maduro non ha questa intenzione perché pensa che “il dialogo sia una via di fuga”: “In questo periodo il governo può guadagnare tempo per non fare né il dialogo né il referendum revocatorio, spostandolo all’anno prossimo”, mantenendo così lo status quo, visto che i poteri passerebbero al vicepresidente. La Chiesa venezuelana ha subito nei giorni scorsi anche una campagna di discredito sui social, con falsi tweet e attacchi in rete, e dei vandali hanno rubato e distrutto nella sede della Conferenza episcopale. “Fa parte di una sporca guerra politica – ammette il presidente della Cev -. Il fatto nuovo è l’attacco dal punto di vista morale. Grazie a Dio non ha avuto nessuna conseguenza. Le irruzioni nelle nostre sedi invece accadono spesso. Nella sede della Conferenza episcopale l’anno scorso è successo 14 volte, forse malviventi su commissione. Ma questo ci preoccupa di meno, non è così duro come l’attacco morale”.