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Papa a Gmg: don Cescon, “la Chiesa dei giovani naviga tra i bit”

“Papa Francesco è il Papa dell’impossibile. In termini umani, ciò che ha fatto chiedendo a musulmani e cristiani di pregare insieme dentro le chiese stesse, appartiene al genere dei prodigi. Portare a Cracovia quasi due milioni di giovani, considerati irrecuperabili alla fede dai sociologi del postsecolare, è un’azione di fascinoso entusiasmo di Francesco”. Lo scrive don Bruno Cescon, direttore del settimanale diocesano di Concordia-Pordenone, “Il Popolo”, in un editoriale del numero in uscita. Ai giovani “ha raccomandato di pregare in chat; come a dire loro: accorciate le distanze e le separazioni che ci rendono gli uni estranei agli altri”. “Che meraviglia! Papa Francesco – sottolinea Cescon – invita alla creazione di comunità virtuali della preghiera, comunità di giovani raccolti in orazione, connessi tra di loro dai bit. Una comunità di connessi che potremmo definire una estensione del corpo mistico della Chiesa”.
Infine, “Francesco è riuscito a parlare dell’islam senza giudicarlo in un unico blocco di comunità pronte a colpire l’Occidente, tese a debellare la civiltà cristiana. Incredibilmente ha portato l’islam a messa. Un passo ardito? Un’utopia senza speranza? Un’illusione scambiata per un fatto. A ragione Bergoglio ha separato terrorismo e islam. Finalmente le due comunità, non semplicemente i capi, hanno pregato insieme.
Nessuno s’aspetti una rinuncia alla guerra santa contro gli infedeli. Ma il Papa, distinguendo il terrorismo dall’islam, lo ha invitato a rivedere se stesso”. Il Papa “con coraggio pensa il futuro nelle acque in movimento di tutto l’islam”. “Il cristianesimo non può rinunciare ad affiancarsi all’islam per il bene del mondo anche in una revisione dei testi sulla guerra santa – conclude Cescon -. Non chiede agli islamici di diventare atei o indifferenti come pensa molta intellighentia dell’Europa. Chiede di riformare l’islam sulla via dell’amore di un Dio purificato dai connotati troppo umani”.