Patroni
“La crisi del mondo è innanzitutto una crisi spirituale” e “il nostro continente, di fronte alle sfide odierne, balbetta perché è smarrito e intimorito, perché non sa più chi è avendo tagliato le sue origini culturali e religiose, fino a sentire vergogna delle proprie tradizioni, dei propri simboli e dei propri riti”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata stamattina durante il pontificale per la solennità di san Lorenzo, a cui è intitolata la cattedrale di Genova. “Il Signore – ha affermato Bagnasco – ci aiuti a tornare saggi, di quella saggezza che non ha paura di Dio, che vede in Gesù la vera speranza”. Infatti, “la crisi del mondo è innanzitutto spirituale: non ammettere questo significa non comprendere la gravità delle cose”. Per questo “dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa” perché “la fede non azzera l’intelligenza, ma la cerca, la stimola, la apre sulla realtà. Le chiede di tradurla nella storia, la incoraggia a risvegliarsi dal sonno e reagire al mondo della falsità e degli slogans”. Parlando di san Lorenzo, l’arcivescovo ha ricordato che “il martire non è colui che perde la vita nel tentativo di toglierla ad altri, ma colui che offre la sua vita perché altri l’abbiano”. “La festa di san Lorenzo – ha aggiunto il cardinale – ci porta a meditare sul martirio, che è il dono della vita a causa della fede”. Anche “il Vangelo lo ricorda: ‘se il chicco di grano muore, produce molto frutto’, e i frutti veri sono vita non morte”. Infatti “la vita umana è sacra perché viene da Dio, pertanto va sempre rispettata e nessuno la può togliere a sé o agli altri”.