Lettera
“La fede cristiana è invadente e totalizzante. Non c’è ambito di umanità che possa starne appartato o evadere da questo amore a Dio e agli altri, specie ai più necessitati”. Lo ha scritto il vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni, in una lettera alla comunità grossetana a conclusione delle feste laurenziane. “Non è facile, certo, amare così, amare sempre, amare tutti”, prosegue il vescovo, secondo cui “con quello che accade in giro oggi sembra ancor più difficile”. “Ma è in queste situazioni che persone come il giovane martire Lorenzo ci mostrano invece che è possibile, realisticamente, con immediatezza, nei fatti”, osserva Cetoloni, per il quale oggi “è la nostra occasione” per “scelte simili e coerenti”. Ricordando che “sono tre anni che vivo con tanti grossetani l’intensa Festa di san Lorenzo” ed evidenziando che “ho visto crescere il lavoro condiviso tra realtà ecclesiali e civili per questa ricorrenza”, il vescovo esprime un desiderio: “Vorrei che la Festa facesse sussultare in noi la gioia, la speranza di questa umanità possibile”. “Gioia giovane, nuova, un po’ folle e coraggiosa – sottolinea – per aprire nei cuori, nei comportamenti, nelle leggi e nelle regole, nelle organizzazioni di ogni tipo qualche breccia di fiducia nel bene e negli altri e una voglia indomita di realizzarla”. “È bella in tal senso e mi convince – prosegue il vescovo – la scelta coraggiosa di assegnare quest’anno il Grifone d’Oro alla Comunità di Nomadelfia. Meraviglioso!”. “Vorrei, col cuore ancora nella Festa, ma anche dentro alle situazioni attuali che ci toccano (ferite, economia, divisioni, lotte, emergenza lavoro, immigrazione, accoglienza…) che questi insegnamenti di umanità, che vanno dal martire Lorenzo all’esperienza di don Zeno-Nomadelfia, ispirassero di più tutti noi con la lealtà di una fraternità vera, una ‘carità senza finzioni'”. “In tempi di affanno e anche di pericoli – ammonisce Cetoloni – il pericolo più grande resta l’individualismo, che strappa e si chiude in se stesso”. Per questo, “aiutiamoci a tener gli occhi aperti, a cercare il bene, a riconoscerlo ove è, anche in piccole dosi, e a esserne cucitori e costruttori”.