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Educazione: mons. Tessarollo (Chioggia), negli oratori “non rinunciamo al tentativo di offrire un servizio ricreativo e formativo”

“Nonostante l’essere dimenticati dalle istituzioni pubbliche, continueremo il nostro servizio: con i nostri poveri mezzi e armati di amore per i nostri ragazzi, non rinunciamo al tentativo di offrire loro un servizio ricreativo, educativo e formativo. Spetterà a loro poi, da adulti, scegliere il loro orientamento di vita, sia religioso che civile e politico”. È quanto scrive il vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo, commentando sul settimanale diocesano “Nuova Scintilla” le “cifre” del calciomercato e l’impegno sociale e privato per sostenere uno sport “educativo”. “Sentendo parlare anche di oltre 100 milioni che una squadra spende per comprare un calciatore da un’altra – afferma Tessarollo – mi sono chiesto da dove vengono tutti quei soldi, da chi vengono prelevati o dati, dato che nessuno li mette per rimetterci”. “Per non parlare poi – aggiunge il vescovo – di quanto costano le strutture per questo sport, e poi tutta la macchina organizzativa pubblica e privata”. Di fronte a questa situazione mons. Tessarollo si chiede: “Quanto si investe in questo e in ogni altro sport perché possano essere ‘educativi’ per tutti i ragazzi, senza fare spazio esclusivamente, attraverso selezioni sempre più severe, ai pochi che meglio riescono in ogni disciplina?”. “Il sociale, lo Stato – aggiunge – quanto investono sullo sport perché sia luogo di salute fisica, mentale, sociale e personale?”. “Il privato – osserva – investe ordinariamente solo se vi vede un ritorno, in un modo o nell’altro”. “Leggevo qualche tempo fa – continua il vescovo – che anche la stampa laica sta riconoscendo che gli oratori parrocchiali sono oggi tra le poche realtà che organizzano e promuovono quasi gratuitamente momenti e tempi ricreativi e formativi, specie durante l’estate quando i ragazzi non sono impegnati nella scuola”. “Qui – sottolinea – i giochi sono competitivi ma non selettivi. Non viene eliminato nessuno. Casomai viene incoraggiato e accompagnato”. Ma “gradualmente – rileva Tessarollo – anche i nostri Comuni hanno troncato ogni sostegno e aiuto perché questi ‘oratori’ possano offrire il servizio a tutte le famiglie che lo richiedono, anche a quelle che non si possono permettere palestre o campi da tennis riservati a pochi”. “Magari – conclude – ci si nasconde dietro la solita rivendicazione della laicità, pensando che negli oratori si giochi col pallone cattolico”.