America Latina

Argentina: Osservatorio sul disagio sociale (Univ. cattolica), 20 milioni di persone a rischio “povertà multidimensionale”

Venti milioni di argentini colpiti da “povertà multidimensionale”. Almeno un milione di “nuovi poveri”, provenienti dalla classe media, che sono entrati in questa situazione negli ultimi mesi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio sul disagio sociale, elaborato periodicamente dall’Università cattolica argentina e presentato ieri a Buenos Aires, la situazione di vulnerabilità sociale registrata tra il 2010 e il 2015 si sta via via aggravando, a causa soprattutto del ristagno dell’economia, dell’alta inflazione e dell’aumento della disoccupazione. Al centro del Rapporto l’emergere dei “nuovi poveri”, oltre un milione di persone, appartenenti alla cosiddetta classe medio-bassa e provenienti soprattutto dell’economia sommersa, e quindi in situazione vulnerabile. Secondo quanto affermato dal ricercatore dell’Uca, Agustin Salvia (che ha presentato il rapporto dopo l’introduzione di mons. Víctor M. Fernández, rettore) si tratta di “una classe che emerge anche in seguito alle misure di adeguamento economico decise dal nuovo governo”, di una parte della popolazione che resta senza protezione di fronte a una sola variante economica negativa e che, con un 10% di perdita del suo salario reale, cade in povertà”.
Nel dossier, nel quale si parla di una “povertà mulitidimensionale” che colpisce 20 milioni di argentini, viene spiegato che il tasso di disoccupazione coinvolge il 9,5% della popolazione economicamente attiva e che i dati della fine del 2015 rivelano 4,4 milioni di persone colpite dalla fame o dal rischio di indigenza; 7,9 milioni di persone senza una adeguata assistenza sanitaria; 5,6 milioni di persone senza accesso a servizi essenziali; 7,2 milioni di persone senza una abitazione degna e 7,4 milioni di persone senza l’istruzione necessaria. “È possibile che il governo abbia bisogno di tempo, prima che l’economia possa iniziare a crescere, ma saranno magri i risultati se durante questa dura transizione non si riuscirà a stabilire una distribuzione socialmente più equa dei costi causati dall’attuale adeguamento economico e delle risorse disponibili”, ha affermato Salvia. “Occorre chiedersi se si stiano distribuendo con giustizia i costi dell’eredità ricevuta”, ha concluso il ricercatore.