Guerra
“Non dimenticateci. Non dimenticate Aleppo”. Lo ripete senza sosta al telefono dalla città martire della Siria l’arcivescovo greco-cattolico, monsignor Jean-Clément Jeanbart. Aleppo è dal 2012 al centro di violenti combattimenti tra le forze fedeli al presidente Assad, sostenute dalla Russia con milizie iraniane, libanesi e irachene, e i ribelli. Questi ultimi, proprio in questi giorni, hanno rotto l’assedio lealista alla parte est della città che è nelle loro mani e dove vivono oltre 250mila civili giunti allo stremo. “È tutta Aleppo oggi a soffrire per la mancanza di acqua corrente e di elettricità – dice al Sir monsignor Clément Jeanbart –, le battaglie si susseguono in ogni momento, udiamo scoppi di bombe anche nei quartieri residenziali, vediamo colonne di fumo alzarsi. Tanti i morti e i feriti. Difficile dire come andrà a finire. Siamo nelle mani di Dio. Si parla di una tregua umanitaria. Se c’è, nessuno se ne accorge”. Le tre ore di tregua di cui si parla, concesse dai russi, “non bastano” dice l’arcivescovo, che poi annota: “ma sono sufficienti a impedire ai ribelli di riorganizzarsi sul terreno e di riarmarsi. Il rischio, infatti, è che con gli aiuti vengano portati anche armamenti”. La sensazione diffusa tra la popolazione sotto assedio e che si vada allo scontro finale.
La Chiesa locale cerca di fare il possibile per alleviare la sofferenza degli abitanti rimasti. In prima linea negli aiuti anche la parrocchia di padre Ibrahim Alsabagh, che sta dirigendo i suoi sforzi per sopperire alla mancanza di generi alimentari e di acqua. “Con i pochi mezzi che abbiamo portiamo l’acqua in cisterne per distribuirla nelle case e alle famiglie che non hanno un tetto sicuro. Gli sforzi sono rivolti anche alla distribuzione di cibo. Per continuare questa opera abbiamo bisogno di aiuto per questo chiedo alle Chiese nel mondo di aiutarci. Vi saremo molto riconoscenti”.