Oltre l'emergenza

Migranti: Enti locali per la pace, “no all’improvvisazione, sì ad una gestione intelligente dell’accoglienza”

Una “gestione intelligente dell’accoglienza” che includa, tra l’altro, la cura dei rapporti tra le comunità di cittadini che  convivono con i centri di accoglienza dei migranti: è una delle richieste del Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, nel documento-appello diffuso oggi dopo l’incontro di ieri a Como, nel quale chiedono “una politica coerente e un piano strutturato”. A Como è infatti in corso una emergenza umanitaria causata dalla decisione svizzera di chiudere i confini: circa 500 migranti vivono accampati nei pressi della stazione ferroviaria. “Se le migrazioni sono un fenomeno epocale – si chiedono gli enti locali – perché continuiamo a trattarlo come un’emergenza?”. Al contrario “servono formazione, strutture e competenze adeguate”. Per uscire dalla logica dell’emergenza bisogna “andare alle radici del problema: sradicare la miseria, fermare le guerre, difendere i diritti umani; definire una politica europea e mondiale, organizzare una gestione intelligente; formare la coscienza civile”. Il piano pubblico, suggeriscono, deve essere fatto di strutture “distribuite per davvero sul territorio”, con operatori “formati e formatori, insegnanti, psicologi, medici, procedure ordinarie, programmi di riconoscimento, di formazione, di accompagnamento e di ricollocamento, risorse adeguate”. L’attività di accoglienza nei territori, sottolineano, “non può essere ignorata o improvvisata” ma va “progettata e organizzata tenendo conto delle migliori esperienze”. Tutto ciò, concludono, “non deve gravare esclusivamente sulle nostre finanze ma deve essere sostenuto dall’Unione europea, che non può permettersi di rompere il vincolo di solidarietà su cui è nata”.