Potere e servizio

Papa Francesco: udienza, “è brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi”

foto SIR/Marco Calvarese

“Gesù non era un principe”: “Si è fatto tutto a tutti, si è donato ai poveri, alla gente, lavorava tutto il giorno con loro”. Con queste parole il Papa, durante l’udienza di oggi, ha spiegato il terzo imperativo di Gesù al centro della catechesi odierna: “Imparate da me”. “È brutto per la Chiesa – ha ammonito a braccio – quando i pastori diventano principi, lontano dalla gente, dai più poveri. Quello non è lo spirito di Gesù, questi pastori Gesù rimproverava e diceva: ‘Fate quello che loro dicono ma non quello che loro fanno!'”. Gesù, ha ribadito Francesco, “non è un maestro che con severità impone ad altri dei pesi che lui non porta, questa è l’accusa che lui faceva ai dottori della legge”. Al contrario, “si rivolge agli umili e ai piccoli perché lui stesso si è fatto piccolo e umile, comprende i poveri e i sofferenti perché lui stesso è povero e provato dai dolori”. “Per salvare l’umanità Gesù non ha percorso una strada facile”, anzi “il suo cammino è stato doloroso e difficile”, come ricorda la lettera ai Filippesi: “Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce”. “Il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso giogo che lui ha portato prima di loro”, le parole dedicate dal Papa al secondo imperativo: “Per questo è un giogo leggero”, perché Gesù “si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità”. Per il discepolo, dunque, “ricevere il giogo di Gesù significa ricevere la sua rivelazione e accoglierla: in lui la misericordia di Dio si è fatta carico delle povertà degli uomini, donando così a tutti la possibilità della salvezza”.