Politica
(Strasburgo) – Il discorso sullo “Stato dell’Unione” tenuto oggi a Strasburgo dal presidente della Commissione Juncker è partito dalla constatazione che “l’Ue non è in gran forma” e attraversa una “crisi esistenziale”. La distanza fra istituzioni e cittadini si misura con il diffondersi del “populismo, il quale, però, non risolve i problemi, li crea”. Juncker ha toccato una serie di argomenti “concreti” che “preoccupano” i cittadini e sui quali l’Ue assieme agli Stati membri deve agire per arginare il disagio sociale ed economico, le paure, i nazionalismi. Fra questi temi la disoccupazione, la lotta al terrorismo, il nodo-migrazioni, la tutela dei consumatori, il contrasto dell’evasione fiscale (“stiamo ottenendo grossi risultati in questo ambito”), la difesa del settore industriale, la diffusione della banda larga e l’abolizione del roaming. In campo economico Juncker ha insistito sulla necessità di investimenti: “Proponiamo di raddoppiare la durata del Piano da 350 miliardi, per portarli a 500 nel 2020 e a 630 nel 2022. Investimenti per sostenere la crescita e creare occupazione”. Sui conti pubblici, il capo dell’Esecutivo ha sottolineato un miglioramento generalizzato, ma “il Patto di stabilità non deve diventare il Patto della flessibilità; semmai la flessibilità dev’essere applicata con intelligenza”.