Politica
(Strasburgo) – “L’Unione europea, che ha di fronte sfide senza precedenti, deve combattere anzitutto l’incertezza” creatasi negli ultimi anni e rafforzatasi dopo il Brexit. Per questa ragione il vertice di Bratislava del 16 settembre “sarà l’occasione per una discussione franca e aperta” per il futuro, cercando “un terreno comune su migrazione, sicurezza interna ed esterna”. Lo ha dichiarato Ivan Korčok, segretario di Stato del ministero degli esteri ed europei della Slovacchia, presidente di turno Ue, durante il dibattito sullo Stato dell’Unione. A proposito del discorso tenuto da Juncker Manfred Weber, capogruppo del Ppe all’Europarlamento, ha sostenuto che “per la gioventù europea, Europa significa un futuro migliore”. Ferma la posizione su Ankara: “La Turchia rappresenta un partner importante, ma non potrebbe diventare un membro dell’Ue a pieno titolo”. Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e democratici, ha esordito complimentandosi con Juncker per non aver mai usato la parola “austerità”. Positivo il giudizio sul discorso di Juncker e sulle iniziative annunciate per crescita sostenibile, piano di investimenti economici, lotta contro l’evasione fiscale. Syed Kamall, leader dei Conservatori (gruppo Ecr), ha affermato che l’Ue non dovrebbe aggirare le vere preoccupazioni dei cittadini; quindi una frase categorica: “L’Ue potrebbe fare di meno, ma meglio”.
Guy Verhofstadt, capogruppo dei liberali, ha sostenuto che i “populisti predicano un falso senso di sicurezza, con muri e recinzioni come soluzione di tutti i problemi. Ma come si fa a tenere fuori dal vostro Paese il cambiamento climatico o i terroristi? Con le recinzioni o con le politiche europee?”. E poco oltre: “L’Europa è la cura per il cancro del nazionalismo”. Per Verhofstadt il “Brexit rappresenta un’opportunità” per l’integrazione europea. Il leader del gruppo euroscettico Efdd, Nigel Farage (indipendentista britannico) ha ribadito di essere “contento del voto del Regno Unito”, quindi ha aggiunto: “Non potrete fermare i Paesi dell’Europa orientale che dicono no alla politica della Merkel sui rifugiati”. Infine ha predetto che “potrebbero esserci altri referendum” per lasciare l’Ue. Marine Le Pen, tra i leader no-Europa a Strasburgo, ha invece sostenuto che il discorso di Juncker ha sostanzialmente rappresentato “un funerale dell’Ue”. L’eurodeputata ha quindi dichiarato che, se fosse eletta Presidente della Repubblica francese, proporrebbe un referendum per il “Frexit”.