Diplomazia

Papa Francesco: ai rappresentanti pontifici, “operare in una rete unitaria e coordinata”

La velocità dei tempi chiede “una formazione permanente, evitando di dare tutto per scontato”, e “un serio e continuo approfondimento gioverebbe a superare quella frammentazione per cui individualmente si cerca di svolgere al meglio il proprio lavoro, però senza alcun, o con assai poco, coordinamento e integrazione con gli altri”. È un passaggio del discorso rivolto da Papa Francesco ai partecipanti all’Incontro dei Rappresentanti Pontifici, che si è tenuto in Vaticano dal 15 al 17 settembre. Bisogna “operare in una rete unitaria e coordinata, necessaria per evitare una visione personale che spesso non regge di fronte alla realtà della Chiesa locale, del Paese o della Comunità internazionale”, ha proseguito il Papa: “La diplomazia pontificia non può essere estranea all’urgenza di rendere palpabile la misericordia in questo mondo ferito e frantumato. La misericordia deve essere la cifra della missione diplomatica di un Nunzio Apostolico”. Anche nell’ambito internazionale, “essa comporta il non considerare mai niente e nessuno come perduto. L’essere umano non è mai irrecuperabile. Nessuna situazione è impermeabile al sottile e irresistibile potere della bontà di Dio che mai desiste nei riguardi dell’uomo e del suo destino”. “Questa radicale novità di percezione della missione diplomatica – ha spiegato Francesco – libera il Rappresentante Pontificio da interessi geopolitici, economici o militari immediati, chiamandolo a discernere nei suoi primi interlocutori governativi, politici e sociali e nelle istituzioni pubbliche l’anelito a servire il bene comune e a fare leva su questo tratto, anche se talora si presenta offuscato o mortificato da interessi personali e corporativi o da derive ideologiche, populistiche o nazionalistiche”.