Accoglienza
È stato presentato questa mattina a Como il nuovo centro di accoglienza temporanea per dare un riparo ai migranti accampati da inizio luglio nel parco della stazione S. Giovanni, dopo il loro respingimento alla frontiera svizzera. “L’obiettivo – ha spiegato Corrado Conforto Galli, capo di gabinetto della Prefettura di Como – è quello di far rientrare queste persone nel sistema legale dell’accoglienza. Gli ospiti resteranno nel campo il tempo strettamente necessario ad essere informati circa le opportunità offerte dalla normativa italiana e a decidere per il loro futuro”. La struttura, costata 142mila euro, potrà ospitare fino a 300 persone in 50 moduli abitativi (container). La gestione è stata affidata alla Croce Rossa che riceverà un contributo di 25 euro ad ospite per la copertura devi servizi offerti: pasti, lavanderia, mediazione legale, presidio sanitario. Il lavoro più delicato sarà però quello di convincere i migranti stessi ad accedervi: la loro intenzione resta, infatti, quella raggiungere la Germania e i Paesi del nord Europa. Transito però non consentito dalle norme europee che prevedono, secondo il regolamento di Dublino III, l’espletamento dell’iter per la richiesta di asilo politico o protezione internazionale nel primo Paese di arrivo.
I migranti attualmente presenti nella zona della stazione S. Giovanni a Como sono circa 300 per lo più africani provenienti al Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea e Sudan, le nazioni più presenti), ma anche Gambia, Guinea e Nigeria. Il picco delle presenze era stato raggiunto nella prima parte di agosto con oltre 550 persone presenti a Como. Una situazione alleggerita anche tramite i trasferimenti di migranti in pullman dalla frontiera verso altre zone d’Italia, spesso nel sud. Tra i soggetti direttamente coinvolti nella gestione del nuovo campo anche la Caritas diocesana di Como che coordinerà, insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil e alle Acli, il servizio di mediazione legale. “L’apertura del centro – ha spiegato il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi – rappresenta senz’altro un passo positivo per dare a queste persone un minimo di normalità rispetto all’anarchia di un campo improvvisato all’interno di un parco, soprattutto in vista dell’arrivo dell’autunno. Allo stesso tempo siamo però coscienti di come sia un passo impegnativo che ci impegna moralmente a dare una mano vera a queste persone perché il rischio è quello di creare un centro dove le persone non vedano una prospettiva per il futuro”. Caritas sarà presente nel campo anche con alcuni volontari che collaboreranno nella gestione dei pasti.