Donne
È dedicato allo stupro di guerra, una delle armi più efficaci e un tipo di violenza che ha effetto immediato sull’oggi e fa sentire le conseguenze ancora per molto tempo dopo, il mensile di ottobre “Donne Chiesa Mondo” de L’Osservatore Romano. La tortura di donne e bambini è spesso un’arma per perpetrare genocidi in situazioni di occupazione, mentre gli organismi ufficiali spesso velano gli effetti di una situazione reale. Nel pezzo di apertura, Silvina Perez riferisce parole della baronessa Joyce Anelay, segretario di Stato per il Commonwealth e le Nazioni Unite nel ministero degli Esteri britannico: “Dall’analisi delle guerre nel mondo negli ultimi trent’anni, c’è un dato che emerge con chiarezza: è più pericoloso essere una donna che un soldato, quindi capire le modalità delle violenze sessuali contro le donne è una fatica necessaria perché la prima barriera da infrangere è proprio quella del silenzio”, e romperlo “è già un atto politico”. Secondo le agenzie dell’Onu più di 60mila donne sono state stuprate durante la guerra civile in Sierra Leone (1991-2002), più di 40mila in Liberia (1989-2003), fino a 60mila nella ex Jugoslavia (1992-1995), e almeno 200mila nella Repubblica democratica del Congo durante gli ultimi 12 anni di guerra. Nel Sud Sudan si sono verificati più di 1.300 casi di stupro tra aprile e settembre 2015 e più di 50 da settembre a ottobre. E purtroppo sono documentati anche abusi da parte dei caschi blu in diverse aree del mondo. Anna Foa parla di “crimine contro i diritti umani”, Wendy Louis traccia un bilancio della situazione in Asia, mentre Lucia Capuzzi ripercorre la vicenda delle “undici eroine di Sepur Zarco”, nuova speranza per “le migliaia di donne guatemalteche stuprate durante la guerre civile (1966-1996)”.