Giubileo
Non si definisce un “prete ambientalista” come da qualcuno è stato identificato, ma semplicemente un “prete”. E lo ha sottolineato lunedì sera don Maurizio Patriciello, parroco a Caivano noto per il suo impegno nella Terra dei fuochi, nel corso della catechesi “consolare gli afflitti” che ha tenuto in cattedrale a Ischia (Napoli) alla presenza del vescovo della Diocesi, monsignor Pietro Lagnese. “Se la mia terra avvelenata produce lacrime, malattie, morte io debbo consolare gli afflitti e questo non è un optional, qualcosa di facoltativo – specifica don Patriciello – ma un dovere”. “I nostri nonni mangiarono le pesche e ci lasciarono gli alberi, noi abbiamo mangiato le pesche e abbiamo tagliato gli alberi”: con questa metafora don Maurizio Patriciello ha sottolineato l’obbligo di ognuno di “custodire la casa comune”. Il parroco ha raccontato un episodio accaduto 15 giorni fa, nella sua Caivano: “Una sera c’era un fetore che invadeva una vasta area dove ci sono 60/70mila persone e non si respirava, e io pensavo ad Andrea Pio, un piccolo di 6 anni con una malattia talmente rara che gli scienziati hanno dato alla malattia il suo cognome: sindrome Perrotta. Quella sera non si poteva respirare, io mi sono chiuso in casa e in qualche modo riuscivo a respirare ma io pensavo a quel piccolo che non poteva respirare. Se noi sappiamo e facciamo finta di non sapere diventiamo complici”. Don Patriciello ha quindi concluso esortando i preti ad avere più “coraggio”.