Indagine

Sviluppo: Indice globale della Fame 2016, comunità mondiale lontana da debellare malnutrizione e povertà

È stato presentato oggi a Milano, nella sede dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), l’Indice globale della Fame 2016 (Ghi), uno dei principali report internazionali e strumento di misurazione della fame nel mondo. Secondo l’indice globale della fame 2016, “la comunità globale è ben lontana dal raggiungimento dell’obiettivo fame zero entro il 2030”. Infatti, si legge ancora nel documento, “se il livello di fame dovesse diminuire allo stesso tasso registrato dal 1992 ad oggi, nel 2030 più di 45 Paesi (tra cui India, Pakistan, Haiti, Yemen, e Afghanistan) avrebbero ancora un livello di fame tra il moderato e l’allarmante”. I denutriti cronici sono circa 795 milioni, mentre un bambino su quattro è affetto da arresto della crescita e l’8% dal deperimento. Il rapporto di quest’anno evidenzia anche alcuni segnali positivi nella lotta alla fame globale: il livello di fame nei Paesi in via di sviluppo è diminuito infatti del 29% dal 2000 a oggi. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, nessun Paese in via di sviluppo, tra quelli di cui si dispongono i dati, è risultato nella categoria “estremamente allarmante”. Stando alle statistiche, i livelli di fame in 50 delle 118 nazioni analizzate rimangono “gravi” (43 Paesi) o “allarmanti” (7 Paesi). In termini di grandi regioni, l’Africa a sud del Sahara ha il livello di fame più alto, seguita a breve distanza dall’Asia meridionale.
A completamento della classifica dei 10 Paesi con i più alti livelli di fame, dopo la Repubblica centrafricana, il Ciad e lo Zambia troviamo a Haiti, Madagascar, Yemen, Sierra Leone, Afghanistan, Timor Est e Niger. Inoltre, per 13 Paesi non è stato possibile raccogliere dati completi per calcolare il punteggio di Ghi. Dieci di questi, tra i quali Sudan, Repubblica democratica del Congo, Libia, Sud Sudan e Siria, hanno indicatori come arresto della crescita, deperimento e mortalità infantile che lasciano supporre alti livelli di fame e suscitano notevole preoccupazione.