Clero

Formazione permanente: mons. Sigismondi (Cei), “necessario passare dalla pastorale del campanile a quella del campanello”

“Prendersi cura dei preti e dei diaconi è la prima scelta pastorale di un vescovo. La conversione missionaria della pastorale, a cui Papa Francesco ci sta sollecitando, non si può realizzare senza un presbiterio affiatato, unito, che sia ‘un cuor solo e un’anima sola’”. Lo afferma monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, in un’intervista al Sir. Il vescovo utilizza l’immagine della porta per parlare della formazione permanente. La soglia è la formazione iniziale: “La tenuta e la qualità di un presbiterio – osserva mons. Sigismondi – dipendono dal seminario e, in buona parte, dai formatori, ai quali è affidato il compito di discernere e accompagnare il cammino dei seminaristi”. Rispetto alla paternità episcopale e alla fraternità sacerdotale, il presidente evidenzia che “la formazione permanente del clero ha nell’agenda del vescovo la cartina al tornasole: detta le scelte da compiere nell’organizzazione delle giornate, nella distribuzione del tempo, nell’accettazione di impegni e interventi”. “Aiutando i preti a sentire la paternità episcopale – prosegue – sarà più facile per loro gustare la fraternità sacerdotale”. “Un prete è tale se sa curare la tensione armonica tra solitudine con Dio e comunione con i fratelli”, aggiunge mons. Sigismondi, secondo cui “coinvolgere tutto il popolo di Dio nell’opera missionaria della conversione pastorale aiuta a superare non solo l’asma procurata dall’attivismo, ma anche l’opinione che i fedeli siano ‘dipendenti’ o ‘clienti’ del clero”. In sostanza, “è necessario passare dalla pastorale del campanile a quella del campanello, senza rinunciare al suono delle campane”, conclude il vescovo, ammonendo però che “saremo capaci di suonare il campanello delle case, se sapremo sostare in ginocchio ai piedi dell’altare” perché “è la cura della vita interiore è la prima attività pastorale, la più importante”.