Misericordia

Papa Francesco: ai gesuiti, “iniziare processi” antidoto a “mondanità spirituale”

“Le opere di misericordia – la cura dei malati negli ospedali, l’elemosina mendicata e distribuita, l’insegnamento ai piccoli, il sopportare pazientemente le molestie… – erano l’ambiente vitale in cui Ignazio e i primi compagni si muovevano ed esistevano, il loro pane quotidiano. Stavano attenti che tutto il resto non fosse di ostacolo!”. Lo ha ricordato il Papa, nel discorso rivolto oggi ai gesuiti, in cui ha spiegato che “il giovamento non è elitario”, ma è “quello che maggiormente ci fa bene”. “Si tratta del ‘magis’, di quel plus che porta Ignazio ad iniziare processi, ad accompagnarli e a valutare la loro reale incidenza nella vita delle persone, in materia di fede, o di giustizia, o di misericordia e carità”, ha proseguito Francesco: “Il magis è il fuoco, il fervore dell’azione, che scuote gli assonnati. I nostri santi lo hanno sempre incarnato”. “Dicevano di sant’Alberto Hurtado che era un dardo acuto che si conficca nella carne addormentata della Chiesa”, le parole del Papa, che ha messo ancora una volta in guardia dalla “tentazione che Paolo VI chiamava ‘spiritus vertiginis’ e De Lubac ‘mondanità spirituale’”. “Tentazione che non è, in primo luogo, morale ma spirituale – ha ammonito Francesco – e che ci distrae dall’essenziale: che è essere di giovamento, lasciare un’impronta, incidere nella storia, specialmente nella vita dei più piccoli”.
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