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Carlo Acutis: don Costa (Lev), “rilancia dei valori che in lui diventano più attuali e moderni”

“Carlo Acutis rilancia dei valori che in lui diventano più attuali e moderni”. Ne è convinto don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, che edita il libro “Un genio dell’informatica in cielo”, la biografia di Calo Acutis firmata da Nicola Gori, giornalista dell’Osservatore Romano. Il libro è stato presentato  oggi presso la Filmoteca Vaticana, insieme a un “docufilm” sul servo di Dio di cui si chiude tra un mese la fase diocesana del processo di beatificazione. Una “sinergia fruttuosa”, quella tra il dvd e il volume, ha sottolineato don Costa, al centro della quale “c’è una figura affascinante di santità giovanile”. Matteo Ceccarelli, regista del documentario “La mia autostrada per il cielo – Carlo Acutis e l’Eucaristia”, prodotto da Officina della Comunicazione e tradotto in cinque lingue, ha definito la sua esperienza “una bella scoperta: ho scoperto che dentro questo ragazzo c’era qualcosa di grandissimo, una grande consapevolezza: quella che tutto ciò che faceva era una predisposizione per gli altri”. “Non l’ho mai conosciuto di persona, ma sono rimasto colpito da quanto è conosciuto nel mondo”, la testimonianza di Nicola Gori, al suo secondo libro su Acutis. Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano,  ha definito Carlo “il Frassati milanese”: “Quello che resta di lui – ha aggiunto – è il fascino della vita di un ragazzo dei nostri giorni, il fascino di  una figura così normale  e così straordinaria”. “Eravamo convinti che Carlo avrebbe abbracciato la vita religiosa – ha raccontato la mamma, Antonia Salzano -; invece la leucemia fulminante, silente per anni, ce lo ha portato via in cinque giorni. Così abbiamo capito che la sua missione si era trasferita in cielo, e non sulla terra”. “La mongolfiera, per salire in alto, ha bisogno di scaricare i pesi, così l’anima, per elevarsi al cielo, ha bisogno di togliere anche quei piccoli pesi che sono i peccati veniali”, diceva Carlo Acutis. Ed è con l’immagine di una mongolfiera che comincia il “docufilm”.