Fede e cultura
“Se il Vangelo resta negli scaffali, c’è una responsabilità anche di chi non sa tramandarlo”. Lo ha detto Marco Damilano, vicedirettore de L’espresso, intervenuto oggi alla presentazione della ricerca Censis dalla quale risulta che quasi due terzi degli italiani non apre mai il Vangelo, pur avendolo in casa. Damilano ha definito il dato “sconcertante e sconfortante, un segno di contraddizione potente che non va occultato, perché dice qualcosa sia della cultura cattolica che della cultura laica”. Sul fronte cattolico, per il giornalista, occorre chiedersi “che frutti porta l’albero della formazione, dell’educazione che parte dalla catechesi, passa per l’ora di religione – il cui rifiuto di avvalersene a scuola è cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni, passando dal 6 al 12% – e interessa poi la formazione dei giovani adulti, le associazioni, i movimenti, i gruppi spirituali, tutti quelli che fanno informazione a vario titolo nel mondo cattolico, chi fa cultura, chi fa televisione…”. “Se lasciamo il Vangelo in un ghetto”, ha proseguito Damilano, la responsabilità è anche della “cultura laica”, “del mondo culturale in senso ampio: scrittori, registi, uomini di cultura e di spettacolo, musicisti…”, che “ha perso dimestichezza con queste pagine e con quelle immagini”. “Per secoli le parole del Vangelo sono state alla base della produzione artistica e letteraria, poi il rapporto si è completamente interrotto, ed oggi sia la cultura di élite che quella di massa hanno completamente scisso il rapporto tra la Parola e le parole: il Vangelo non è più considerato fonte viva di immagini, di metafore che possono essere usate nei contesti più vari”. In sintesi, per il relatore, “c’è un’ignoranza, una banalizzazione, un clericalismo anche nella cultura laica che è speculare e parallelo anche al clericalismo della cultura catotlica”. Tra i suggerimenti, “Recepire la freschezza del Vangelo nel suo essere libro, racconto, narrazione; sfuggire alla banalizzazione con cui viene citato e non conosciuto; reagire all’infantilizzazione del Vangelo, come libro solo per bambini, ragazzi e vecchi; far uscire il Vangelo fuori dagli scaffali e dai circuiti più scontati, per cercare di tramandarlo nei contesti in cui è più sorprendente, e quindi restituirlo come annuncio vivo, nuovo e sorprendente”.