Fede e cultura

Il Vangelo e gli italiani: De Rita (presidente Censis), “noi non siamo una religione del libro”

“A differenza degli ebrei e dei musulmani, noi non siamo una religione del libro”. La provocazione è giunta da Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che nel corso della presentazione del rapporto-ricerca “Il Vangelo secondo gli italiani” ha rimarcato che “la cultura cattolica non è stata e non è una cultura del libro”. “Negli Anni Cinquanta, a Roma, la Bibbia non era in vendita nelle librerie cattoliche – ha ricordato – e il Vangelo, smembrato in un evangeliario, veniva letto in latino dal sacerdote, di spalle, nell’angolo destro dell’altare, in modo rapido e veloce”. “Noi siamo destinati a questa sottovalutazione del libro?”, si è chiesto il sociologo, sottolineando come questo fenomeno tipicamente italico “non è soltanto un fatto religioso, ma di cultura collettiva”. “Se non partiamo da una cultura del libro, come fanno gli ebrei e i musulmani, noi cristiani andiamo in regressione”, la tesi di De Rita, secondo il quale “in una cultura politeista il Vangelo come libro è il riferimento della nostra identità non solo religiosa, ma culturale”. “All’interno di una cultura che ci bombarda di messaggi, perché non arrivano i messaggi evangelici?”, il secondo interrogativo posto dal relatore: “Oggi i messaggi che arrivano sono troppi, si sovrappongono, e il modo in cui un tweet mette in circuito un messaggio non è lo stesso con cui lo metteva in circuito un’edicola”. Altro problema, la mediazione: “Prima la svolgeva un élite, oggi chi fa mediazione deve rincorrere disperatamente la notizia”. Cosa resta, allora? “La devozione”, ha spiegato il sociologo: “Il nostro è un Paese che ha un patrimonio di devozione incredibile, le chiese romane sono piene di devoti”.