Società
“Il tasso di Neet può essere considerato una misura efficace di quanto uno Stato dilapida il potenziale delle nuove generazioni, a scapito non solo dei giovani stessi ma anche delle proprie possibilità di sviluppo e benessere”. Lo ha detto Rita Bichi, docente di sociologia della Cattolica di Milano, nel corso del convegno sui Neet che si è tenuto oggi pomeriggio nell’ateneo milanese. L’evento, in corso tra oggi e domani a Milano, ha visto numerosi esponenti del mondo accademico e della politica confrontarsi sul fenomeno dei Neet (Not in Education, Employment or Training), i giovani che non studiano e non lavorano e non partecipano a percorsi di istruzione o formazione. “Il numero di giovani che dopo essere usciti dal percorso formativo non sono riusciti ad entrare nel mondo del lavoro o si trovano impaludati in un’area grigia tra lavoro e non lavoro – ha proseguito Bichi – è notevolmente cresciuto con la crisi soprattutto nei Paesi che presentano carenze sul fronte sia della domanda che dell’offerta di lavoro, assieme a una inadeguatezza degli strumenti di incontro tra domanda e offerta. In particolare, in Italia molti giovani si trovano, all’uscita dal sistema formativo, carenti di adeguate competenze e sprovvisti delle esperienze richieste dalla aziende”.