Anniversari
“Non posso dimenticare che quando Papa Benedetto XVI mi fece sapere che voleva nominarmi arcivescovo di Firenze, il mio pensiero fu che un bastone a Firenze lo avevo già preso in mano: non era però un pastorale, bensì un badile. Mi dissi che poteva ben essere il segno del mio ministero di vescovo: come allora dovevo mettermi accanto alla gente del popolo – a Firenze nel 1966 non spalai il fango nobile di biblioteche, musei e chiese, ma quello umile delle cantine – e mettermi a servizio di questa città”. Si è aperta con queste parole la testimonianza dell’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, intervenuto oggi pomeriggio alle celebrazioni per il 50° anniversario dell’alluvione di Firenze svoltesi nel Salone dei Cinquecento alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “È ancora viva in me l’immagine del volto delle persone provate e sgomente, ma al tempo stesso dignitose e coraggiose”, ha rivelato l’arcivescovo, evidenziando che quelle persone furono “poi grate, per un dono che non si attendevano; per questo ci chiamarono angeli, un’apparizione che era come una grazia”. Per Betori, “sono scene che rivediamo oggi tra la mia gente umbra e che sono il profilo bello della nostra Italia: sofferenza e dignità, speranza e gratitudine”. “Come vescovo di questa città – ha aggiunto – ritengo di dover ricordare: la vicinanza e il monito dei Papi a questa città, a partire dal beato Paolo VI”. “Da allora altri due Pontefici ci hanno visitato, per ricordarci la nostra missione spirituale e civile”, ha proseguito, riferendosi alla visita di san Giovanni Paolo II, nel 1986, e a quella di Francesco, un anno fa.