Allarme
La Conferenza episcopale del Paraguay (Cep), che in questi giorni è riunita a Ciudad de Luque per la propria assemblea plenaria (7-11 novembre), ha emesso ieri un comunicato stampa nel quale espone il frutto della riflessione collegiale dei vescovi sulla situazione sociale e politica del paese e rivolge “un appello a tutti i cittadini e in particolare alle autorità a riflettere con franchezza su diverse problematiche che ci inquietano e che siamo chiamati ad affrontare nel tempo attuale”. In particolare, i vescovi manifestano profonda preoccupazione per “l’evidente e attiva presenza del narcotraffico, continuamente in crescita nella società”. Un fenomeno che sta “permeando, infettando e coinvolgendo tutte le famiglie”. Le stesse istituzioni statali “sono seriamente compromesse e conseguentemente degradate nella loro essenza, che è quella di cercare il bene comune e la dignità di ogni persona”.
La Cep nel messaggio affronta anche altri temi, tra i quali il sistema giudiziario del Paese: “Riconosciamo – scrivono i vescovi – che sono stati fatti dei passi positivi” grazie alla legge sulla trasparenza che consente l’accesso agli atti pubblici, ma al tempo restano molte “le ingerenze degli organi statali verso il sistema giudiziario”. Inoltre, prosegue il documento, “segnaliamo la necessità che i giudici si tengano lontani da pressioni estranee al proprio ufficio, assumendo un impegno leale davanti a Dio, alla Costituzione e alla nazione”. Ancora, arriva l’invito al Governo a “risolvere con pazienza e con saggezza i frequenti conflitti sociali, mediante il dialogo e la cultura dell’incontro”, salvaguardando i diritti fondamentali delle popolazioni che vengono sgomberate; il riferimento è al recente conflitto di Guahory, sul quale già ‘episcopato aveva alzato la propria voce. Infine, i vescovi ricordano i rischi delle nuove “colonizzazioni culturali” come il gender, l’aborto, l’eutanasia, che “puntano a distruggere la famiglia” ed esortano a custodire il dono della famiglia e la sua centralità nella società.