Chiusura

Diocesi: mons. Cantoni (Como), “a Crema mi son fin da subito sentito accolto”

“Devo dire di essermi fin da subito sentito accolto. I cremaschi sono gente molto buona e molto accogliente. La gente si è sentita accolta da me, diventato uno di loro, anche usando la bicicletta in città”. Così monsignor Oscar Cantoni descrive i cremaschi, dopo esserne stato per 11 anni pastore. In un’intervista pubblicata da “Il Nuovo Torrazzo”, settimanale della diocesi di Crema, a conclusione del suo ministero episcopale a Crema e prima di trasferirsi a Como, mons. Cantoni ripercorre il cammino ecclesiale percorso. “Alcune scelte che dicono un orientamento” sono “l’aver destinato la chiesa di san Giovanni in Crema all’adorazione eucaristica prolungata e il santuario della Pallavicina alla speciale preghiera per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”, “la pastorale giovanile, con un cammino mirato ad aiutare i giovani a giungere a una fede adulta e pensata”, “l’aver promosso e sostenuto un’università per adulti con la partecipazione di 500 iscritti per anno”, “l’aver istituito un fondo per le famiglie in difficoltà, ampliando il raggio d’azione della Caritas”. Ma anche “il rifugio San Martino che ha interessato e coinvolto molti volontari”, “l’accoglienza dei profughi aiutando le parrocchie a farsi accoglienti”, “l’aver portato a Crema un buon numero di istituti religiosi sia maschili che femminili”. E poi il “rinnovamento della cattedrale”, anche se “la preoccupazione pastorale più importante è stata quella di far crescere la centralità della chiesa locale”. “Mi aspettavo da qualche tempo un trasferimento”, rivela Cantoni, che invita i cremaschi “ad accogliere il nuovo vescovo con la stessa disponibilità e apertura con le quali sono stato accolto io”.