Dramma
Sono 27,8 milioni le persone sfollate nel 2015 secondo i dati del Internal Displacement Monitoring Centre e del Norwegian Refugee Council, di cui la maggior parte – 19,2 milioni – per disastri naturali. Numeri importanti che impongono all’agenda politica e alla comunità scientifica una riflessione attenta e comune. È di loro che parla l’ottavo libro della collana Quaderni Migrantes della Fondazione Migrantes, “Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali” (Tau editrice), scritto da Carlotta Venturi. L’autrice inizia l’analisi cercando di capire – attraverso lo studio di ricerche scientifiche internazionali – l’esistenza o meno di un legame diretto tra il cambiamento climatico o il degrado ambientale e la migrazione forzata; per riflettere, in secondo momento, con lo sguardo e le risposte della Dottrina Sociale della Chiesa – in cui trovano spunto e fondamento le conclusioni – su come considerare chi emigra a causa di problemi climatici o ambientali. “Sulla scia della Dottrina Sociale della Chiesa – si legge in una nota della Fondazione Migrantes – Venturi invita il lettore a riflettere su una crisi etica e culturale – da cui deriva anche la crisi ecologica – sostenendo la necessità di una svolta antropologica, di un “rinnovato interesse dell’umanità per l’umanità”, contro l’indifferenza e l’individualismo che stanno uccidendo il Pianeta. “Milioni di essere umani che ogni anno si mettono in cammino spesso all’interno dei confini nazionali per fuggire a eventi catastrofici chiedono l’attenzione internazionale e quella religiosa per definire il loro presente e costruire il loro futuro”, scrive nella presentazione del volume il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego. Con questo volume “la Migrantes ha voluto offrire un supporto per chi si occupa di mobilità umana, affinché conosca il tema delle migrazioni ambientali e ne riconosca i tratti non solo di un fenomeno numericamente rilevante, ma anche di nuova opportunità di rinnovamento dei sistemi di accoglienza e integrazione”. L’esortazione, pertanto, è “quella di ripensare le migrazioni forzate anche alla luce di quelle ambientali, considerandole come un luogo di giustizia e di misericordia, nello spirito dell’Anno giubilare appena concluso: di una Misericordia vissuta come impegno gratuito e solidale di condivisione e non solo come segno di assistenzialismo”.