Società
“Chi nasce oggi in Campania ha un’aspettativa di vita di due anni e otto mesi inferiore a chi nasce in Trentino. Pur raggiungendo molti obiettivi, il sistema sanitario nazionale non è stato in grado di compensare in maniera efficace le disparità territoriali di partenza”. Lo ha detto Ketty Vaccaro, responsabile area Welfare e salute del Censis, presentando oggi a Roma, nella sede dell’istituto, la ricerca “Gli italiani e la salute. La storia e le prospettive di una trasformazione attraverso i 50 Rapporti Censis 1967 – 2017”, studio sull’evoluzione del rapporto degli italiani con la salute negli ultimi cinquant’anni elaborato con il contributo di Farmindustria. Quest’anno, ha segnalato Vaccaro, “due primati negativi, la soglia più bassa di natalità e il saldo negativo peggiore dopo la prima guerra mondiale. La conquista della longevità e la forte incidenza popolazione anziana (siamo secondo al mondo dopo il Giappone) hanno un impatto consistente sulla situazione epidemiologica”. Il passaggio dalle malattie infettive a quelle legate alla longevità “è la cifra del nostro presente e del nostro futuro e dovrebbe portare a delle modifiche a aggiustamenti alla programmazione sanitaria”. Per quanto riguarda la trasformazione dell’offerta, “la degenza media ospedaliera è passata dai 26 giorni del 1061 agli 8 attuali. Sono cambiati gli elementi di contesto ma anche l’approccio del sistema”. Oggi “sulla carta si punta sulla prevenzione e sulla territorializzazione ma la centralità dell’ospedale è difficile da scardinare”.