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“La rivoluzione digitale sta imponendo al servizio pubblico un nuovo paradigma culturale: non si tratta di ripetere gli stessi contenuti con mezzi nuovi, ma di far passare l’informazione dalla trasmissione, che è del modello broadcasting (trasmissione unilaterale), alla condivisione in base alle logiche di sharing (partecipazione)”. Lo scrive Francesco Occhetta nel prossimo numero de “La civiltà cattolica” (datato 10 dicembre), in un ampio articolo intitolato “La Rai e il servizio pubblico”. “Prima ancora che i nuovi canali e i nuovi mezzi, il significato rinnovato di servizio pubblico sollecita media come la Rai a pensarsi nell’ottica fondativa di un nuovo modo di comunicare e di comprendersi – sottolinea padre Occhetta – che peraltro già appartiene al tempo in cui viviamo. I temi sociali e politici che stanno segnando un cambiamento d’epoca – per esempio, l’immigrazione e il Mediterraneo, l’integrazione, la lotta al terrorismo e la costruzione della cittadinanza europea, l’antropologia del postumanesimo e la laicità dello Stato, la coesione sociale intorno ai princìpi della Costituzione e le politiche del lavoro – possono incontrare nel servizio pubblico un luogo relazionale e di formazione in cui approfondire e trovare soluzioni culturali condivise. Ci chiediamo: in che modo la Rai risponde alle nuove sfide del servizio pubblico?”.